Emergenti 13 Marzo 2020

Questa Non è Nashville

Nel nuovo disco del cantautore romano sembra di ascoltare qualcosa a metà strada fra Stefano Rosso e Johnny Cash , con le liriche dei brani che affondano le loro radici in una realtà romana fatta di avventure, di “menefreghismo”, di tante amarezze e disillusione. Testi molto diretti e sinceri, nessuna astrazione per un artista che viene dal punk e dal metal ma che poi , con il passare del tempo, ha riscoperto forme espressive che rendono meglio quanto aveva da raccontare

Artista
Daniele Marini
Etichetta
G&M Recordfonic

Un album volutamente trasandato e ribelle , cantato in romanesco, ma con il pensiero rivolto Oltre Oceano. Lui si chiama Daniele Marini, è un cantautore che vive alla Garbatella, quartiere storico della città di Roma, ma che musicalmente è cresciuto ascoltando musica country. Ecco la sintesi che c’è dietro la pubblicazione di “Questa Non è Nashville” , un disco ironico e dissacrante, che comunque riserva più di una sorpresa.

Sembra di ascoltare qualcosa a metà strada fra Stefano Rosso e Johnny Cash, con le liriche dei brani che affondano le loro radici in una realtà romana fatta di avventure, di menefreghismo, di tante amarezze e disillusione. Ci sono piaciute molto “Je Frega Assai”, il country western di “Nessun Messaggio” e la divertentissima “La morte in faccia”, un brano davvero originale e ben riuscito.

Molto piacevole anche la title-track, intitolata “Questa Non è Nashville”, una ballata autobiografica e sognante, che ripercorre i fatti ed i ricordi di una vita. Testi molto diretti e sinceri, nessuna astrazione per un artista che viene dal punk e dal metal ma che poi, con il passare del tempo, ha riscoperto forme espressive che rendono meglio quanto aveva da raccontare.

L’album si chiude con “Barabba” , una slow ballad acustica molto bella , sia sul piano musicale che delle liriche. Non fa il “piacione” come Mannarino, resta umile e vero, un album da non sottovalutare, ricco di spunti interessanti