Restaurante
Un “songwriter” interessante, che cattura al primo ascolto con liriche dirette e suoni che riproducono l’intera gamma di pulsioni di un cuore ribelle. Da seguire con attenzione.
- Artista
- Diego De Gregorio
- Etichetta
- Lapidarie Incisioni
Album d’esordio della carriera solista di Diego De Gregorio, originario di Napoli ma cresciuto a Roma dove ha navigato per quasi venti anni con la sua anima ribelle lungo le sponde della musica hip hop, dell’hardcore e di produzioni più sperimentali, prima di arrivare ad incidere un mini album davvero interessante come questo “Restaurante”.
La “title track” è molto intrigante ed è costruita essenzialmente su liriche al vetriolo “rappate” su un sottofondo ipnotico tipico dell’ hip hop. Il testo è ricco di spunti geniali e di aspre critiche al vivere civile così comunemente inteso e lui, Diego decide di “restaurarsi” un po’ attraverso la sua musica, la sua denuncia che poi sorprendentemente nel resto del disco si trasforma in un “combat folk” fiero, molto energetico e aggressivo.
Non fatevi confondere infatti dai primi arpeggi di ballate acustiche come Bella Festa, Taglia La Testa Al Gallo e Del Male, perché ogni singolo brano possiede un “crescendo” veramente notevole, che trova forza proprio nell’essenzialità del formato acustico. Una sorta di “folk punk” a la Tom Morello, tanto per intenderci, che risulta comunque incalzante e che ti mette con le spalle al muro grazie ad un tessuto lirico quanto mai diretto e spiazzante.
Arrangiamenti elettrici, oscuri e pieni di inquietudine, caratterizzano invece Astenersi Tempo, ma è solo un momento perché l’energia di un “groove” acustico felicemente ispirato riprende subito su Olio, Ex Vivo e nelle note di L’Appartamento, la ballata “folk rock” che chiude il disco. Un “songwriter” interessante, che cattura al primo ascolto con liriche dirette e suoni che riproducono l’intera gamma di pulsioni di un cuore ribelle. Da seguire con attenzione.


