Samaris
Il primo tentativo 'da esportazione' della giovanissima band islandese è un viaggio emotivo e delicato tra le lande nordiche. Come ogni prima esperienza non sarà certo perfetto ma i ragazzi sono giovanissimi e hanno tutto il tempo davanti.
One Little Indians licenzia l’esordio alla lunga distanza (alle spalle già due ep prodotti e distribuiti nei confini nazionali) dei Samaris, un trio islandese il cui membro più anziano ha ben diciotto anni.
L’omonimo album è un ibrido di elettronica e folk nordico in cui fanno più volte incursioni i fiati e synth che fotografano al meglio le ambientazioni scandinave dalle quali provengono.
Troppo facile, ma allo stesso tempo necessario, trovare i riferimenti coi celeberrimi conterranei Bjork e Sigur Ros. Viltu Vitrast ha un sapore agrodolce, dovuto alla sua essenza bucolica che abbraccia la fredda elettronica di campionatori e drum machine.
Stofnar Falla è l’insicurezza notturna che si appropria del freddo artico, l’ennesimo pezzo che rimarca il perfetto equilibrio che l’elettronica di Þórður Kári Steinþórsson, il clarinetto di Áslaug Rún Magnúsdóttir e la splendida voce di Jófríður Ákadóttir riescono a raggiungere.
Il primo tentativo ‘da esportazione’ della giovanissima band islandese è un viaggio emotivo e delicato tra le lande nordiche, come ogni prima esperienza non sarà certo perfetto ma pensare che i ragazzi devono ancora ultimare gli studi e potranno dedicarsi totalmente alla loro musica da corpo alle aspettative positive per le prossime produzioni.


