Save Us Oh Jah
Cocoa Tea continua a regalarci bella musica povera però di dancehall anthem
- Artista
- Cocoa Tea
- Etichetta
- VP Records
Calvin George Scott in arte Cocoa Tea (“cioccolata calda” in jamaicano, bevanda di cui va pazzo) è uno dei padri fondatori dell’easy rock cioè del reggae più melodico che però non disdegna le ritmiche più serrate quasi vicine al raggamuffin solo che invece di essere “rappate” sono cantate. Questo ha fatto sì che Cocoa Tea diventasse uno degli artisti più apprezzati in Jamaica all’inizio degli anni ottanta. A due anni di distanza dal precedente lavoro (“Tek Weh Yuh Gal” su etichetta Kings of Kings – 2004), il nostro continua a riproporre il suo stile melodico su basi dancehall style (“Indian Woman”, “Spin The Song Ya”) che predominano in tutto il disco.
Rispetto al precedente “Tek Ewh Yuh Gal” del 2004, “Save Us Oh Jah” suona più moderno, con una strizzatine d’occhio alle sonorità made in USA. Il che non vuol dire sia necessariamente meglio, soprattutto per chi è abituato a sentire la voce di Cocoa Tea in brani decisamente più roots.
Ottima la produzione, stiamo infatti parlando di Phillip Fattis Burrell la cui etichetta, la Xterminator, ha prodotto sin dalla fine degli anni ottanta fior fiore di musicisti tutt’oggi molto apprezzati come Sizzla e Luciano tanto per citarne un paio ed al cui interno lavorano elementi come Sly Dunbar, Earl ‘Chinna’ Smith, Dean Fraser che ovviamente hanno “messo le mani” anche sul disco in questione.
Effettivamente il prodotto è di pregevole fattura ma manca decisamente dei cosiddetti dancehall anthem cioè di pezzi che vengono suonati a lungo, insomma: manca di brani da “classifica”.


