Schegge dal passato: Bass Culture di Linton Kwesi Johnson (1980)
Un autentico capolavoro dub/reggae che ti assorbe lentamente. Traccia dopo traccia. Ascolto dopo ascolto. Anno dopo anno. Un album che va piano, ma che picchia forte nell’intimo, stanando sogni e impavide passioni che si propagano attraverso il ritmo della poesia.
Episodi apparentemente fatui e senza nerbo, ma infinitamente rivoltosi e trascinanti come i versi di Inglan is Bitch e Street 66 che sgretolano armonie insinuanti e fremiti di un reggae visionario.
Brani che narrano di discriminazioni e soprusi razziali, esecrabili dispotismi di cui fu vittima proprio il giamaicano Linton Kwesi Johnson in terra britannica.
Alla stregua dei Clash, che gettarono ponti tra la musica bianca, i ritmi caraibici e la cultura dei neri britannici, l’emigrato LKJ (grazie anche alla regia di Dennis Bovell) con questo terzo disco pone le basi a quello che negli anni a venire sarà definito “Bristol Sound” .
Vitale come il battito del cuore!


