Emergenti 9 Giugno 2020

Selfish

Un album che mescola con gusto e ferocia ingredienti tipici del “ post punk” e di certo “brit pop”, un disco aggressivo e potente, governato dalla vocalità roca e ribelle di Eryx Smith, in arte Eryx London, giovane compositrice ed interprete nata a Roma, ma trasferitasi a Londra diverso tempo fa.

Artista
Eryx London
Etichetta
Glasstone Records

Un album che mescola con gusto e ferocia ingredienti tipici del “ post punk” e di certo “brit pop”, un disco aggressivo e potente, governato dalla vocalità roca e ribelle di Eryx Smith, in arte Eryx London, giovane compositrice ed interprete nata a Roma, ma trasferitasi a Londra diverso tempo fa. In realtà i nomi d’arte sono due, ma la cosa non ha molta importanza, dato che Eryx ha deciso di tagliare i ponti con la realtà italiana, poco adatta a recepire la sua musica. Impossibile darle torto, se consideriamo che da sempre siamo una provincia del rock , infarcita di imitatori e pagliacci, privi di una qualsiasi autenticità , a parte naturalmente qualche eccezione.

“Selfish” – a cominciare dalla “title track” – è una scheggia impazzita che si riversa su quanti si pongano incautamente all’ascolto: aggressività e rabbia trovano riscontro in una sezione vocale aggressiva e volutamente straniata.

Ci sono piaciuti molto brani come “Broken”, “Bring Me Down” e “Parasite”, dotati di una base ritmica serrata ed avvolgente e di una struttura musicale in crescendo, capace di sfociare in boati orgiastici e liberatori. Ma anche quando i toni si abbassano un po’ – come nel caso di “rock ballad” più ispirate, vedi “Big City”, “Black Snow – It’s You” , “Last Song For A.” e la sorprendente “The Promise” – Eryx London si muove con naturalezza in atmosfere prese in prestito dal “gothic rock” e dalla scena “dark” inglese.

Chitarre elettriche ossessive e distorte , sempre in primo piano, una ritmica percussiva ed incalzante, e una sezione vocale oscura e mutevole sono il marchio di fabbrica di questo “Selfish”, l’album d’esordio, dove Eryx è stata accompagnata da Davide Simeon, alla chitarra elettrica, da Mick Penso, al basso e da Luca Stocco, alla batteria.

Un disco da non sottovalutare, che possiede un impianto musicale notevole e una capacità di districarsi bene fra generi musicali diversi, dal post punk al rock alternativo, passando per citazioni “dark” quanto mai raffinate e dense di mistero. Da ascoltare.