Silence Yourself
Allontanatevi per qualche momento dal caos e dal rumore delle vostre vite e lasciatevi inghiottire totalmente dalla musica, vivendola appieno con la mente e il corpo. Liberate le vostre emozioni più recondite
State zitti, mettete via i cellulari e ascoltate. È il messaggio proclamato dalle Savages nel loro album di debutto Silence Yourself, appunto. Affermazione all’apparenza piuttosto scontata ma che pensandoci bene non lo è affatto, visto il consumo frammentato e disattento che si fa oggi della musica.
Le quattro “ragazzacce” londinesi oltre a spaccare con gli strumenti hanno davvero qualcosa da dire e sanno bene come dirlo. Silence Yourself è un invito a una totale immersione nelle sette note: niente di più facile e allettante se si tratta di quelle distorte e affilate dei loro pezzi, attraenti come una calamita. Qui le atmosfere sono cupe e il sound diretto e rabbioso, a spararcelo dritto in faccia è un’infiammata line-up chitarra-basso-batteria-voce incazzosa, che si prodiga per quaranta minuti in undici impetuosi brani di matrice post-punk.
Sputa verità ed emancipazione nel suo microfono Jenny Beth, fin dall’opener e nuovo singolo Shut Up; agli altri tre acuminati angoli del ring c’è Ayse Hassan e il suo basso tonante, Gemma Thompson a consumare la sei corde a forza di riff serrati e nevrotici e Fay Milton che percuote pelli e piatti. Quattro muse scatenate che suonano con grinta da vendere e senza mai risparmiarsi, rallentando il ritmo in due sole occasioni, l’intermezzo strumentale-sperimentale Dead Nature e la conclusiva Marshal Dear, in cui la Beth dà prova delle sue qualità di pianista jazz.
Un debutto furioso ed esplosivo che convincerà molti a convertirsi al verbo delle Savages. Allontanatevi per qualche momento dal caos e dal rumore delle vostre vite e lasciatevi inghiottire totalmente dalla musica, vivendola appieno con la mente e il corpo. Liberate le vostre emozioni più recondite e i vostri desideri più naturali e istintivi. Selvaggi.


