Emergenti 19 Ottobre 2010

Spen Beck

Se ami la musica elettronica, potresti rimanere deluso dall'impiego di una batteria acustica; se ami la musica rock tradizionale ti chiederai perché l'utilizzo di tanti suoni sintetizzati. Se invece cerchi qualcosa che in qualche modo non sembri già sentito e risentito forse sei sulla retta via.

Artista
Cleckhuddersfax
Etichetta
Upset the Rhythm

Direttamente dal sempre attivo calderone musicale anglosassone ecco giungere i Cleckhuddersfax, eclettica band mescolante sonorità new wave e neo prog con la semplicità più consona ad alcuni tipi di musica rock o elettronica. Il tutto con risultati non del tutto soddisfacenti. Anzi, mediocri (in quanto nella media…). Difatti, la miscela cui danno vita è quel che si direbbe né carne né pesce, una via di mezzo i cui contorni appaiono indefiniti. Fin troppo indefiniti.
Pregio incontestabile di “Spen Beck”, loro primo lavoro ufficiale, è la durata alquanto breve (poco più di mezz’ora), delle otto tracce che tutto sommato non diventano mai stantie, e ciò aiuta un ascolto leggero dell’album. Tuttavia, si possono trovare alquanto mal riuscite le tracce tre e cinque, “Stellar’s Sea Cow” e “A Decree”, nel complesso anonime, ma soprattutto la chiusura “National Anthem of Cleckhuddersfox”, ripetitiva, ripetitiva, ed ancora ripetitiva, fino alla noia, decisamente una errata scelta da parte della band.
Fa da contraltare quantomeno il fatto che l’incipit di “Spen Beck” sia stato affidato a due tracks ben riuscite come “Four Principles of Public Speaking” e “The Numismatist”, e che tutto sommato il disco risulti, valutato in termini “scolastici”, sufficiente. Non tutto è da buttare: tralasciando l’orecchiabilità dei brani, alcune tematiche presenti nell’album sono apprezzabili, come quelle dell’estinzione, del destino cui si sta andando incontro, dell’interpretazione di ciò che è oggi, agli occhi di chi ci sarà domani.
Le idee ci sono, manca quel pizzico di fantasia, di originalità, o per lo meno di freschezza, che darebbero alla band maggiori carte in regola per potersi inserire in un contesto musicale di maggior portata. Sempre che la loro volontà sia di puntare su un target di ascoltatori più attenti e meno superficiali rispetto alla media. Sinceramente, su questo non ci scommetterei.