Italiani 6 Luglio 2005

Suburban Base

Determinati e originali quanto basta, per quanto è ancora possibile, i Suburban Base ci propongono una miscela ben riuscita di vecchio hard rock anni settanta, “post grunge” e “nu metal”

Sembra di essere tornati agli albori della “rock music”, quando cantava di realtà scomode e traeva spunto dalle storie della periferia urbana. Determinati e originali quanto basta, per quanto è ancora possibile, i Suburban Base, un quintetto dell’area milanese composto da Vecchio, alla voce, Jesus e Gigamesh alle chitarre elettriche, Coffee, al basso e Baz, alla batteria, ci propongono una miscela ben riuscita di vecchio hard rock anni settanta, “post grunge” e “nu metal” che trova una delle sue più fortunate espressioni su un brano come “Stolen Lies”, roba che sembra provenire da Oltre Oceano, che so dai Linkin’ Park! E invece non è così, perché Abele Sangiorgio, Simone Lobbia, Giovanni Belli, Guido Filippi e Marco Bazzi (sono loro che si celano dietro i “nicknames” sopra citati) hanno registrato questo loro e.p. d’esordio alla Noise Factory di Milano, sono continuamente in tour e già si parla di “emo-rock” come una sorta di nuova corrente musicale legata alle sonorità alle quali anche i Suburban Base appartengono. In effetti anche “Taste”, un altro dei brani più riusciti del cd, ha un forte impatto emotivo e una linea melodica ben strutturata e sapiente, così come la stupenda “New Lost Day”, semplicemente da brividi. Buona fortuna, ragazzi, la meritate tutta! Rock On!