Jazz 23 Gennaio 2019

Svårmod Och Vemod Är Värdesinnen

Lavoro molto complesso e multistrato, quello del sassofonista svedese, per cui la descrizione delle sole strutture sarebbe del tutto inefficace e andrebbe a inficiare il resto del concept. D’altrocanto anche argomentare sulle atmosfere e sui chiaroscuri emozionali sarebbe riduttivo. Cosa rimane da fare? Farlo a pezzi e ascoltarlo più volte, suddividerlo per punti ideali, smontare le sei tracce per entrarci dentro con la massima semplicità

Artista
The End

Conosciamo le varie imprese del sassofonista svedese Mats Gustafsson, quì alle prese con un altro mattatore del sax, il norvegese Kjetil Møster.

Il loro esordio, su RareNoise, s’intitola Svårmod Och Vemod Är Värdesinnen, progetto a cui ha partecipato anche il chitarrista Anders Hana, il batterista dei Deerhoof Greg Saunier e Sofa Jernberg, cantante sperimentale di origini etiopi.

I nostri hanno provato a dar vita alla band più tosta possbile attraverso un progetto feroce. Non sappiamo dirvi se ci sono riusciti, quello che possiamo affermare è che provano a suscitare le sensazioni più forti e grezze, le energie più devastanti intrappolandole un attimo prima di quell’esplosione che però non avverrà mai.

Lavoro molto complesso e multistrato per cui la descrizione delle sole strutture sarebbe del tutto inefficace e andrebbe a inficiare il resto del concept. D’altro canto anche argomentare sulle atmosfere e sui chiaroscuri emozionali sarebbe riduttivo.

Cosa rimane da fare?
Farlo a pezzi e ascoltarlo più volte, suddividerlo per punti ideali, smontare le sei tracce per entrarci dentro con più semplicità e, una volta individuati i marker di sicurezza, riascoltarlo per intero nella sua folle ricerca di suoni disturbanti (Translated Slaughter), nei repentini cambi di (mal)umore e nel tentativo di scrivere qualcosa che si avvicini il più possibile, per quanto il loro rigore artistico/mentale permetta, al song-like format (Don’t Wait).

Il sigillo è affidato a Both Sides Out, traccia scritta da Møster come un requiem dentro cui affoga un lamento funereo per la condizione della mentalità occidentale. L’autore s’immagina come lo psicanalista di Trump</b< da cui vorrebbe estrarre i sentimenti più profondi spurgandoli da rabbio e odio per renderlo meno ostile e aggressivo