Tarlo Terzo
Tornano per il terzo atto i Bachi da Pietra, al secolo Giovanni Succi e Bruno Dorella, rispettivamente la doppia pelle e il ferro (ex Madrigali Madri) e la gola, la corda, il legno (Ovo e Ronin)
- Artista
- Bachi da Pietra
- Etichetta
- Wallace Records
Tornano per il terzo atto i Bachi da Pietra, al secolo Giovanni Succi e Bruno Dorella, rispettivamente la doppia pelle e il ferro (ex Madrigali Madri) e la gola, la corda, il legno (Ovo e Ronin). Tornano con decisione e crescita artistica, per portare alla luce in Tarlo Terzo il loro percorso musicale e in qualche modo come vedono l’avanzare del mondo che continua a camminare, sarebbe meglio dire a zoppicare.
“Servo in quello sterco che cosa si muove / niente di degno di menzione. […] Ecco il furbo coglione, il buon borghese taglia gole, ecco il tutore dell’ordine torturatore, ecco i bastardi della prossima occasione. […] Molto divertente signore.” Con il monologo in Servo si apre Tarlo Terzo e si spalanca la porta per la coscienza personale. Un incipit colonna portante di tutto il loro lavoro, capace di nascondersi in qualche zona nera della memoria e riecheggiare per molto tempo dopo. Il duo con sonorità minimali ed essenziali trasmette le proprie visioni celebrali, fatte di ammonimenti, incubi, punizioni e rassegnazioni in un mondo confuso e caotico. Il blues psicedelico e ritmato in Mestiere che Paghi per Fare è un ennesima apertura sul fondo del baratro umano che prosegue con la melodia lancinante e accattivante di Tarlo della Sete. La tetra suggestione musicale da ballo solitario nella notte in Lina è il passaggio per un finale ancora più isterico fatto di liriche accese e pungenti come in Lui verrà: Lui verrà ad uccidere per nostra immagine e somiglianza.
Sicuramente l’idea di Tarlo Terzo non è quella di “apparire” e far trasparire musicalità, infatti non ci sono variazioni notevoli ed è suonato seguendo una stessa linea per tutto l’album. Ma è concepito per tramettere le parole del duo nell’animo di chi li ascolta, per ricordare la direzione sbagliata e senza uscita nella quale la società apparentemente civile e democratica si è introdotta.


