The Cactus of Knowledge
Da qualunque parte lo si voglia vedere, Rabih Abou-Khalil è un musicista rivoluzionario
- Artista
- Rabih Abou-Khalil
- Etichetta
- Enja Records
Da qualunque parte lo si voglia vedere, Rabih Abou-Khalil è un musicista rivoluzionario. Per essere un orientale, suona una musica troppo simile al jazz e produce dei suoni troppo diversi dalla voce umana. D’altronde anche come occidentale non è troppo credibile. Se non altro perché il suo strumento è l’oud, una sorta di liuto col manico corto, che nei paesi arabi è considerato lo strumento della composizione per eccellenza. Così, ascoltando ripetutamente The Cactus of Knowledge rimane il dubbio se si tratti di un occidentale rivolto a oriente oppure di un orientale che guarda a occidente. Sarà perché è cresciuto nel clima cosmopolita di Beirut, dove ha cominciato a suonare da bambino. O forse perché alla fine degli anni Settanta, costretto a lasciare il suo paese a causa della guerra civile, si reca a Monaco e inizia a studiare flauto traverso al conservatorio. La verità è che Rabih Abou-Khalil è un musicista e basta. E in quanto tale si serve di tutti i linguaggi e i mezzi di comunicazione conosciuti nel corso degli anni. The Cactus of Knowledge è un disco multiforme e multicolore, ricco e pieno di idee. Degli otto brani, qualcuno, festoso e arrembante come The Lewinsky March, fa venire voglia di ballare in qualche modo astruso. Qualche altro, più intimista e riflessivo come Fraises et Crème Fraiche, lascia spazio all’introspezione. Nel complesso, un disco bellissimo, a cominciare dal titolo e dalla copertina.


