New Releases 6 Dicembre 2010

The Dissent Of Man

Gurewitz&Co. non sono mai stati più di tanto propensi a reinventarsi. Però, diciamo la verità, anche se fanno la stessa cosa da trent’anni, la fanno talmente bene, che non ci dispiacerebbe se continuassero per altri trenta

Artista
Bad Religion
Etichetta
Epitaph

Premesso che, per apprezzare pienamente i Bad Religion, si dovrebbe aderire incondizionatamente a tutta una cultura e a un’ideologia di ribellione e anticonformismo, che non disdegna affatto prese di posizione abbastanza forti e scomode, è evidente che in The Dissent Of Man la storica band californiana si è attestata su una filosofia un po’ più soft. I proclami ribellistici non mancano, e ci mancherebbe altro: immaginare i Bad Religion omologati sarebbe come pensare ai Venom che suonano nel coro della parrocchia. Fantascienza, appunto. Stavolta, però, l’urlo di rabbia e di autoaffermazione di Gurewitz e soci suona più semplice e diretto, meno appesantito da visioni apocalittiche e, di conseguenza, più vero. E quando le canzoni sono sincere, è quasi un teorema incrollabile che anche la musica ci guadagni.

The Dissent Of Man, non a caso, ci presenta i Bad Religion migliori del Terzo Millennio. New Maps Of Hell era stato un esperimento forse troppo azzardato, troppo concettuale rispetto alla musica senza fronzoli a cui ci hanno abituati. Brett Gurewitz, Brian Baker, Greg Graffin, Jay Bentley, Greg Hetson e Brooks Wackerman offrono una performance strepitosa, alla faccia dell’età (ad eccezione della new entry Wackerman). Dopo trent’anni di onorata carriera, possiamo tranquillamente insignirli del titolo di cattedratici del punk: siano d’esempio ai tanti giovani di belle speranze che hanno confuso il messaggio originale di questo genere ruvido, aggressivo e spietatamente diretto con un approccio alla vita e alla musica di disimpegno e leggerezza tout court. Nessuno come i Bad Religion è riuscito a scrivere canzoni che fossero sì di denuncia, ma senza rinunciare ad essere terribilmente divertenti. Impegno, concisione e nonchalance, ecco la formula vincente di The Dissent Of Man, che si apre con una triade superlativa: la stellare The Day The Earth Stalled, l’impagabile, stupenda Only Rain (assalto frontale contro la superstizione e il dogmatismo su cui diverse religioni organizzate, purtroppo, fanno leva, con scopi che con la spiritualità hanno ben poco a che vedere) e il primo estratto The Resist-Stance, assolo-killer e ritmo che farebbe pogare anche un morto. Nel prosieguo dell’album emerge un inedito avvicinamento al mid-tempo, e anche una certa simpatia per il country rock che fa tanto Tom Petty And The Heartbreakers (in Cyanide e Pride And The Pallor).

Nel complesso, The Dissent Of Man è un grande album; se proprio c’è da muovergli una critica, i Bad Religion confermano la propria tendenza all’autoreferenzialità. Una parte della tracklist è, francamente, superflua: forse una selezione più attenta avrebbe reso il tutto più efficace, considerato anche che Gurewitz&Co. non sono mai stati più di tanto propensi a reinventarsi. Però, diciamo la verità, anche se fanno la stessa cosa da trent’anni, la fanno talmente bene, che non ci dispiacerebbe se continuassero per altri trenta…