The House On The Causeway
Memorie notturne per The House on the Causeway in cui lasciarsi smarrire e da cui attingere fascino e illusione, la neo uscita firmata Reigns .
- Artista
- Reigns
- Etichetta
- Monotreme Records
Hanno un certo fascino di schiettezza illuminata i Reigns e The House On The Causeway loro primo frutto di collaborazione con l’etichetta Monotreme che dell’eclettismo e qualità fa il proprio marchio di fabbrica.
Una collaborazione sonora che dura da un paio d’anni per i fratelli Farthing, Rob e Tim artisticamente conosciuti come Operator A e Operator B, quella che li vede ormai veterani della scena musicale britannica, membri della band Christmas con Rob Ellis e con due dischi all’attivo per l’etichetta inglese Jason Family.
Formalizzano le loro questioni sonore tra folk-trance, sperimentazione, elettroacustica e post-rock senza per forza appartenere a un genere o un’influenza (Arab Strap, Spiritualized o Fennezs), ma lasciandosi ciondolare tra miraggi più o meno oscuri, a cui concedere passaggi brevi ma ingabbiate e liriche concessioni al suono.
Molto vicini ai temi in atmosfere, quelle più dark ”Crex, Crex, Crex” a cui accomodare una recitata linea vocale e un primo piano in drones e basso, ma non per questo lontani al ritmo e all’elettro “Bad Slate”, alle malinconiche corse in acustica e pianoforte ”Mirrors at Night”, alle solitudini elettroacustiche ” Vaulted” o alle anime in campioni ”Take It Down”.
Memorie notturne a tratti devote alle claustrofobiche scene in smarrimento o attente a mischiare le fonti più o meno elettroniche. Dolci ossessioni a cui ogni tanto manca un po’ di tono ma a cui concedersi svelandovi l’indole, quella con cui certo ognuno di noi fa i conti, basta non averne timore e lasciar convivere le sfumature quelle più nitide con quelle più oscure.


