Italiani 21 Giugno 2005

The Light Album

Terzo disco per gli OJM, da Treviso, band di buona fama e di attitudini tipicamente hard rock. Non cadete nell’errore di interpretare alla lettera il titolo dell’album, perché non si tratta di un lavoro “leggero”

Artista
Ojm
Etichetta
Go Down Records

Terzo disco per gli OJM, da Treviso, band di buona fama e di attitudini tipicamente hard rock. Non cadete nell’errore di interpretare alla lettera il titolo dell’album, perché non si tratta di un lavoro “leggero”…Forse più illuminato, questo sì! Ma leggero, proprio no, e infatti le chitarre elettriche colpiscono duro anche questa volta, sebbene la band di Matt Bordin, chitarra e voce, Frank Puglie, chitarra e tastiere, Max Ear, batteria e David Martin, voce, abbia pensato di arricchire i suoni granitici già sentiti su “Extended Playing” e sul successivo bellissimo “ Heavy” con una buona dose di psichedelia, di incursioni nel blues e con un approccio ai brani che è tipico del “garage rock”. Però il sacro furore proprio di chi è da sempre esposto alle sonorità di Black Sabbath, MC5, Blue Cheer, Stooges e Ac/Dc è qualcosa che resta dentro, che si riversa poi in ogni tua composizione. Ecco allora che l’impatto con “Break It All”, un puro rock and roll che strizza l’occio a vecchie cose degli MC5 e a cose più recenti degli Hellacopters, è devastante, mentre su “My Enemy”, sempre aggressiva ma meno potente, si incominciano ad intravedere tracce del nuovo corso. “To Be A Woman” segna poi per davvero un momento di svolta: é quasi un brano punk, é sporco, é sguaiato, é selvaggio, ma é anche altamente godibile, grazie ad una velocità di esecuzione che lo rende esaltante! “A Spell On You” rivisita gli stilemi di certo “garage rock” di fine anni sessanta, é una ballata fortemente bluesata, in cui gli interventi dell’armonica si confondono alle note della chitarra. “ Strange Time” é un punk and roll scellerato e violento, che segue molto la tradizione australiana di band come Radio Birdman e New Christs che cercano di clonare gli Stooges,“ Talkin’ About Revolution” invece é un brano piacevolmente bluesato che assomiglia a certe ballate lente dei Rolling Stones. “ I’m Damn” ti fagocita al primo ascolto, è uno di quei brani che escono così, con una bellezza perversa che deriva loro da un “groove” interno assolutamente consistente, dal quale poi fuorescono “riffs” mozzafiato di chitarre. “ I’ve Got No Time To Waste” é urlata quanto basta e si tiene in linea con il resto dell’album, ma la sorpresa finale viene da “ Desert” un blues d’annata, ricco di atmosfere settantiane, un brano – fatte le debite proporzioni – in perfetto stile Doors di Jim Morrison, se vogliamo, un pezzo comunque molto valido che conferisce spessore ad un album ben suonato, fresco e al tempo stesso ricco di suggestioni passate.