Tra musica, medicina e parole: “La curiosità non ha età ed è la mia spinta”
Luigi Turinese non ha mai considerato la musica un capitolo separato della propria vita di medico, psicologo analista, scrittore e cantautore. La musica accompagna il suo percorso fin dall’adolescenza: negli anni Settanta impara a suonare la chitarra e comincia a scrivere canzoni, alcune delle quali resteranno nel cassetto per decenni prima di trovare una forma discografica.
Una storia musicale iniziata dunque molto prima della pubblicazione del primo album, “Ballate di un’altra estate”, arrivato nel 2016 e nato proprio dal recupero di quel primo, lontano repertorio. Nel 2022 è seguito “Passaggi. (Il volo di Mangialardi)”, un lavoro attraversato dal tema dei cambiamenti e delle trasformazioni, mentre oggi Turinese torna con “dieci/70”, progetto che mette insieme due numeri apparentemente lontani ma profondamente legati alla sua storia: dieci sono gli anni della sua esperienza discografica, settanta quelli compiuti nel 2026.
Il 2 ottobre sarà il Teatro Garbatella di Roma a ospitare la presentazione del nuovo progetto, in una serata costruita come una festa musicale insieme alla sua band e a numerosi ospiti.

Ma ridurre Luigi Turinese alla sola dimensione musicale sarebbe limitante. Nei suoi libri e nella sua attività professionale ha affrontato medicina, omeopatia, psicologia analitica e cultura, sviluppando una riflessione che torna anche nelle sue canzoni: l’ascolto, la trasformazione, la memoria, il rapporto tra corpo e anima. Un percorso nel quale la curiosità, più che la ricerca di una definizione, sembra essere il filo conduttore.
In questa intervista con Extra! Music Magazine parliamo allora di “dieci/70”, ma anche del tempo, della creatività, della musica come esperienza trasformativa, del rapporto tra medicina e suono e di quella curiosità che, a settant’anni, continua a spingere Turinese verso nuovi territori.
Luigi, il 2 ottobre sarai in teatro a Roma con il nuovo spettacolo. Ci parli di questa tua avventura, dieci/70? Il titolo dello spettacolo, e del disco, è un gioco di parole e numeri. Il mio produttore, Simone Turinese, mi ha fatto notare che – sebbene io abbia cominciato a scrivere canzoni cinquanta, anzi cinquantuno anni fa – l’inizio dell’avventura discografica porta la data del 2016: sono dunque dieci anni. Il 15 agosto scorso, inoltre, pare che abbia compiuto 70 anni: almeno così dice l’anagrafe… Ecco qui spiegato dieci/70.
Tanti anni tra musica, teatro, libri e medicina. Sei inarrestabile. Quale rimane la tua più grande spinta? La curiosità, unita a una insopprimibile inclinazione a vivere ogni esperienza come un’occasione espressiva e trasformativa. Non si tratta tanto di eclettismo quanto di ascolto di sé, delle proprie “parti”; cui segue, per me del tutto naturalmente, il desiderio di condividerle. Ho una forte natura sociale: ritengo indispensabile – non potrei fare diversamente – “mettere in comune” le mie competenze. Tra le quali competenze hai dimenticato di citare la psicoanalisi: una rimozione?!?
Che connessione c’è ancora oggi nel 2026, tra la musica e la medicina? La musica ha un impatto sul nostro “psicosoma”, non c’è dubbio. Non parlo tanto della cosiddetta musicoterapia ma proprio delle modificazioni biochimiche che i suoni producono. Basti pensare alle marcette che fanno al caso dei regimi dittatoriali, alle trombe e tamburi che nell’antichità incoraggiavano alla battaglia, all’elevazione spirituale che certa musica, non necessariamente liturgica, è in grado di produrre. Come scrive Goethe: «Ascoltando la musica di Bach si ha l’impressione che l’armonia eterna dialoghi con sé stessa, come doveva accadere nel seno di Dio poco prima della creazione del mondo». Consideriamo anche la commozione indotta da canzoni che sanno toccare il cuore. Questo vale anche a rovescio: le frequenze di bassa qualità – anche dal punto di vista dei testi – secondo me fanno male all’anima e al corpo; e oggi se ne sentono tante, purtroppo.

I 70 anni sono un’età “importante”. Quanta curiosità secondo te serve ancora per nuovi percorsi? Jung, il mio mentore per quanto riguarda la psicologia del profondo, parla di due istanze sempre presenti nella psiche dell’essere umano: il Puer, che ci spinge verso nuovi territori e verso nuove semine; e il Senex, che presiede al raccolto. Ci vogliono entrambe: così i sogni che ci visitano possono anche realizzarsi. Aggiungo che questo gioco dialettico non ha età.
Hai già un cantiere un nuovo libro? Certo. Si intitolerà trenta/70 (ci ho preso gusto…). Uscirà nel 2027, a trenta anni dalla pubblicazione del mio primo volume; e ovviamente prima del 15 agosto 2027, dunque ancora nei 70… Sarà una raccolta dei molti scritti di vari ambiti che non hanno avuto cittadinanza nei libri fin qui pubblicati. Potremmo definirli scritti sparsi ma sarebbe una definizione bugiarda: infatti li raccoglierò per sezioni tematiche (medicina, psicologia, prefazioni, recensioni; ci sarà anche una sezione dedicata ai testi delle mie canzoni).
Come vedi il mondo della musica tra dieci anni? Adesso mi richiedi facoltà profetiche! Scherzi a parte, la storia – anche la storia della musica – ci mostra evoluzioni, involuzioni, alternanze: pensa ad esempio al punk, alla sua energia rabbiosa, musicalmente grezza, che io leggo in parte come reazione ai (magnifici) barocchismi del prog; o alla musica d’Autore nel suo periodo aurorale, tra la fine dei ’50 e i ’60 del secolo scorso, che rivoluziona i testi e gli stilemi musicali precedenti: non più grazie per i fiori, che semmai si invita a mettere nei cannoni… Vista la mediocre piattezza dei suoni che ci arrivano oggi dai mezzi di comunicazione, la legge dell’alternanza mi fa (tiepidamente) ben sperare: nel mio ambito, in particolare, che la canzone d’Autore, presente ma in territori carsici, possa riemergere alla luce.


