Italiani 24 Ottobre 2026

Premio Tenco live @ Teatro Ariston, Sanremo 23/10/2026

Tra rap e rock, la seconda serata del Tenco si muove in un viaggio variegato tra premi alla carriera, veterani e giovani cantautori

“Gomito a gomito, qui al Teatro Ariston siamo in 2000, in questo tempio della musica ci stiamo riavvicinando all’umanità”. Questo il saluto di Chiara Buratti, conduttrice della seconda serata del Premio Tenco 2026. L’attrice, moglie del giornalista ed esperto musicale Massimo Cotto, scomparso nel 2024, ha voluto salutare Antonio Silva, anima del Tenco, seduto in platea. “Cosa starà pensando Silva dopo 50 anni di conduzione del Tenco? Una quasi sconosciuta che deve gestire la serata? Ma sono sicura, diventeremo amici”. 

A rompere il ghiaccio è stata una giovane cantautrice molto brava nella modulazione vocale, Sara Gioielli che, ricordando il tema di quest’anno “Dio è morto”, ha detto: “cerchiamo Dio non fuori da noi ma all’interno di noi. Luce, energia arrivano dalla musica. C’è molta spiritualità nelle mie canzoni”. 

Poi è salito sul palco Anastasio, vincitore di X Factor 2018 e virtuoso del rap; bravo anche a intrattenere il pubblico durante un doppio momento di défaillance tecnica, non si è dato per vinto. “Le macchine non possono pregare” è il suo terzo album in studio; “la storia che racconto stasera parla di un Dio artificiale, elettrico, evocato da tecno-sciamani in giacca e cravatta assetati di potere. È un concept album che si immagina uno scenario apocalittico, i protagonisti vestono completi da alta finanza ma con maschere da sciamani. Parlo di un Dio latente, non è che non esiste, ma non sa di esistere. È difficile da soggiogare. Quando scrivo – ha spiegato il rapper campano – ho bisogno solo di un innesco, non è prevedibile la traiettoria che prendo. Anche se hai un canovaccio, si improvvisa sempre. Delegare all’intelligenza artificiale? No. Si perderebbe il gusto di quello che faccio”. Interessanti le basi proposte, con effetti digitali ed elettronici, diretto e crudo il suo flow, ricco di pathos. 

A salire sul palco anche i Santamarea, una band in trasformazione, che voleva il mare nel nome. “Anime storte”, sono loro o il mondo?”, ha chiesto Buratti. “A volte siamo noi quelli storti, perché gli altri si aspettano qualcosa che noi non siamo. È bello scegliere strade storte. Nasciamo come 3 fratelli, il grande non suona più ma ci segue sempre e ora abbiamo una donna bassista. Siamo partiti da una spiaggia con le case abbandonate vicino a Palermo, abbiamo iniziato a scrivere lì”. Una poetica d’altri tempi, una voce potente, accompagnata da ottimi arrangiamenti, che evocano mondi emotivi, brani molto piacevoli da ascoltare.

Altra partecipante di X Factor, dove di è qualificata in semifinale, Francamente ha parlato di una parte della sua vita vissuta a Berlino: “di questa città mi è rimasto che è stata attraversata dalla violenza, ma ha sviluppato anticorpi infiniti per la libertà. Per ora sono molto felice di essere qui, sono a Milano anche se torinese. Famiglia, casa sono le persone al di là di dove ti trovi. Se dovessi scegliere la canzone di un giovane che mi porto dentro sceglierei “Messy” di Lola Youg, perché celebra l’arte di non essere risolti, di essere disordinati. La frantumazione è alla base di nuovi percorsi. Il sogno? Cantare con Patti Smith. Peccato che non appare adesso dietro le quinte del Tenco”. 

I Santantango, band cremonese nata tra in provincia “tra cieli grigi e prefabbricati”, per il loro nome si sono ispirati a un film. Stupiscono per il sound ricercato, corposo, che va a cercare rimandi nei decenni passati, creando atmosfere malinconiche e psichedeliche.

Il giornalista e musicista Andrea Scanzi ha vinto il Premio Tenco come Operatore culturale, che ha voluto dedicare a Massimo Cotto, Paolo Benvegnù e Francesco Guccini. E, a sorpresa, l’amico e trombettista Raffaele Kohler, dall’alto dei palchetti, gli ha dedicato un assolo sulle note di “Mi sono innamorato di te” di Luigi Tenco. 

Un Premio Tenco alla Carriera 2026 è andato a Paola Turci, già protagonista di un concerto l’altra sera con l’Orchestra Sinfonica, stavolta asciugata di tutto e in versione “nuda”, “solo con la mia chitarrina e la mia voce, su un palco che a volte fa paura, soprattutto durante l’esposizione mediatica del Festival. Al Tenco però c’è spazio solo per essere felici”.

Tra i brani interpretati in modo intenso e con il suo bel timbro graffiato, l’eterna ragazza del rock italiano ha regalato “Bambini”, brano iconico quasi 40enne e purtroppo ancora troppo attuale. E poi l’omaggio a Guccini con l’”Avvelenata”, cantata a memoria dal pubblico del Tenco insieme a Paola che a un certo punto, autoironica, si è fermata un secondo: “ah no, questa parte l’ho già fatta, ecco, sto invecchiando malamente”. Turci ha anche dimostrato grande sensibilità cantando l’altro giorno per i pazienti dell’ospedale di Sanremo. 

Sempre a tutto rock il finale affidato a Manuel Agnelli e Afterhours, anche loro vincitori di un Premio Tenco alla Carriera. Un medley dei loro successi in cui Manuel ha dato prova che i quattro decenni di carriera non hanno scalfito le sue corde vocali, capaci di acuti sulle note più alte del pentagramma. 

“Abbiamo scoperto dopo la grande canzone italiana – ha detto Agnelli – anche se noi non abbiamo strutture italiane. Non abbiamo pagato alcun prezzo nella nostra carriera, la gavetta e’ un percorso naturale, un monìto per le nuove generazioni. Bisogna trovare la propria voce e il proprio linguaggio. Unico motivo? Stare bene. Alla nostra età si raggiungono compromessi. La band è un guscio emotivo e non protettivo. Bello e un po’ magico, siamo quattro fattucchiere”.