Una vita nel jazz e ancora tanta voglia di sorprendere
Intervista con Enrico Rava, prestigioso compositore e trombettista jazz, in occasione dell’uscita del suo nuovo disco alla Casa del Jazz di Roma (15 ottobre 2026)
Il disco si intitola “Corners” ed esce per la ECM in coproduzione con Parco della Musica Records. Nell’occasione Enrico Rava si è circondato di un gruppo composto da giovani musicisti jazz italiani, una band molto affiatata che si è data il nome di Fearless Five, da una nota composizione dello stesso Rava che risale al lontano 1978. I musicisti coinvolti sono Matteo Paggi, al trombone, Francesco Diodati, alla chitarra elettrica, Francesco Ponticelli, al contrabbasso, Evita Polidoro, alla voce e naturalmente Enrico Rava, alla tromba.
Da segnalare inoltre la presenza, come “special guest” di Joe Lovano, noto jazzista americano, al sax tenore. L’album è stato registrato dal vivo, in presa diretta, fra il 21 e il 23 luglio 2025 all’Auditorium Parco della Musica di Roma ed è stato prodotto da Manfred Eicher, fondatore della ECM Records.

In quale momento della tua vita e della tua carriera artistica si innesta questa tua nuova avventura con una band composta da musicisti molto giovani e di grande talento? “Ero abituato a fare fra gli ottanta e i novanta concerti ogni anno, in giro per il mondo, ma adesso ho dovuto ridurre molto la mia attività concertistica a causa dell’età che avanza insesorabile e dei miei continui dolori alle gambe.
L’unico motivo per cui continuo a suonare, a fare dischi, è per puro piacere, per il piacere che mi provoca suonare con loro, i Fearless Five. C’è una grande intesa fra noi e anche un rapporto di fiducia reciproca.
Questo fatto mi procura molta soddisfazione e mi ripaga di tutte le fatiche che devo affrontare. Inoltre l’armonia che regna nel gruppo si riflette molto sulla qualità della musica che poi andiamo a proporre.”
Nella tua attività professionale sei sempre stato circondato da grandi musicisti, i migliori della scena jazz italiana, da Bollani, a Guidi oppure a Gatti. Come hai fatto? “Vedi, il mio segreto è stato quello di frequentare con continuità la Fondazione Siena Jazz. L’ho fatto per quaranta anni ed è stata la mia fortuna, perché così ho avuto la possibilità di incontrare dei musicisti straordinari.
Questa cosa non sarebbe mai potuta accadere qui in Italia, perché il circuito jazz è diviso per realtà locali, molto chiuse al loro interno, che non si incontrano mai. Per esempio, una volta sono andato in Sicilia e ho conosciuto dei musicisti jazz davvero molto bravi di cui non avevo mai sentito parlare prima. Ai seminari che tenevo a Siena regolarmente, ogni estate, invece venivano un po’ tutti.”
Durante le registrazioni del tuo nuovo album hai dato molto spazio, sul piano compositivo, ai tuoi giovani musicisti, ai Fearless Five. Mi sembra che sia una novità assoluta. Puoi spiegarcela? “Sì, è vero. Questo perché – come ti ho detto – mi fido molto di loro. Mi piace cogliere il senso dell’arte in chi suona con me, non mi basta la super abilità sotto il profilo tecnico.
Possono suonare quello che vogliono, a patto che sia quello che voglio io. Vorrei aggiungere anche il fatto che i miei nuovi musicisti sono tutti altrettanti leader di progetti personali, che vanno avanti in parallelo con la nostra attività.
Questo mi dà molta serenità, perché nel momento in cui io decidessi di rallentare ancora un pò le cose, loro non rimarrebbero spiazzati, senza un lavoro.”


