Italiani 22 Maggio 2016

Uomo

Giuseppe De Marzo, in arte Dely la musica per un certo periodo l’aveva abbandonata, salvo poi tornare sui suoi passi e riprendere il filo interrotto arricchendo il nuovo corso con le esperienze maturate sul campo.

I trentenni e la società odierna. Se ne parla nel primo lavoro di Giuseppe De Marzo, in arte Dely, cantautore pugliese nato a Bari nel 1977. Che poi chiamarlo cantautore è riduttivo, perché lui nella vita ha fatto di tutto: commedia, arte circense, teatro per ragazzi, in particolare clowneria e focoleria di strada che lo hanno portato in giro per le piazze d’Italia ad imparare e mettere da parte l’arte di interagire col pubblico ed entrarci in sintonia.
Tutte cose che gli sono tornate utili quando ha deciso di rimettersi a suonare. Sì perché lui la musica per un certo periodo l’aveva abbandonata, salvo poi tornare sui suoi passi e riprendere il filo interrotto arricchendo il nuovo corso con le esperienze maturate sul campo.
E da questo approccio è nato un album spassoso, ironico, scanzonato, dai sapori retrò e bohèmien con punte di surrealismo e avanspettacolo, che mescola i generi più disparati, dal beat italiano anni ’60 alle sonorità balcaniche e latine passando per swing, funky, pop e rock.
Dodici brani alla ricerca del senso della vita per una generazione che secondo Mario Draghi “rischiamo di perdere”. Ma in fondo, che scompaia dai radar delle elite economiche-tecnocratiche di Bruxelles poco importa. Ciò che conta è che ai posteri resti il segno tangibile della loro inventiva, anche nell’arte. E Dely, in questo senso, qualcosa da dire ce l’ha.