Indie 12 Maggio 2007

Year Zero

Un trionfo di elettronica, scritto interamente al computer, ed il risultato è l’aumento della sensazione di straniamento data dall’improvvisa presa di coscienza di vivere in un mondo disumano, disumanizzato e disumanizzante

Artista
Nine Inch Nails
Etichetta
Island

Ogni volta che un estimatore “storico” dei NIN si appresta ad ascoltare un nuovo disco di Trent Reznor non può che tremare, abituato com’è dal mercato musicale ad un’ineluttabile verità: arriva sempre un giorno in cui anche i migliori cadono. Ebbene, cari fans del genio della Pennsylvania, tirate pure un sospiro di sollievo perché anche stavolta non rimarrete delusi. Concepito durante il lungo tour per promuovere “With Teeth” e registrato duratne le pause dello stesso, “Year Zero” è il geniale parto di una mente altrettanto brillante. In questo disco l’ormai totalmente riabilitato Reznor abbandona l’individualismo che permeava i suoi precedenti lavori. Sarà forse l’essersi disintossicato, o il sopraggiungere degli –anta, fatto sta che in questo album il mondo che Trent ci racconta non è più quello della sua tormentata interiorità, ma ci conduce in un viaggio attraverso il mondo esterno, quello vero, quello dei suoi Stati Uniti, ma non solo. Il “trip” non è meno allucinato di quelli cui i Nine Inch Nails ci hanno abituati in questi 18 anni. Il 2022 è l’anno – simbolo scelto da Trent Reznor, ma gli eventi di cui “Year Zero” parla sono già tremendamente attuali. La droga nell’acqua, lo scontro tra civiltà e religioni, il controllo esercitato sulle forme artistiche e la limitazione della libertà di espressione… Il disco è concepito come un concept album alla cui base c’è l’idea che basterebbe aprire un po’ gli occhi per scoprire che il panorama che ci troviamo di fronte non è poi così dissimile da quello prospettatoci sessant’anni fa da George Orwell nel suo “1984”, e questo è sottolineato dall’enorme importanza che il web, moderna incarnazione del Grande Fratello, ha avuto nella promozione e nella diffusione dell’album. In pochi hanno infatti dovuto attendere il 13 aprile per ascoltare i brani contenuti in “Year Zero”, messi a disposizione on line addirittura dalla stessa band attraverso canali ufficiali come il sito e la pagina myspace dei NIN.
Trent Reznor usa ed abusa della tecnologia anche nell’aspetto più strettamente legato alla musica. “Year Zero” è infatti un trionfo di elettronica, scritto interamente al computer, ed il risultato è l’aumento della sensazione di straniamento data dall’improvvisa presa di coscienza di vivere in un mondo disumano, disumanizzato e disumanizzante.
Forte anche lo straniamento del fan abituato all’introversione (ed all’introspezione) dei testi reznoriani.
Ma Mr. Self Destruct è cresciuto, ed il risultato di tale crescita non può che essere quello che questo “Year Zero” di fatto è: l’album più maturo dei Nine Inch Nails.