Conferma e volendo la sviluppa ancora regalandoci anche belle sensazioni di sintesi che per noi significano maturità. Torna il duo in lattice, tornano gli Animaux Formidables non in vinile ma solo in CD e digitale per la sempre presente Go Down Records. “Call me Tony” sembra richiamare i fasti di gloriosi concept album e in qualche modo non andiamo poi tanto lontani visto che qui, Tony, è un fantomatico protagonista che celebra ed è manifesto della consapevolezza che ognuno di noi dovrebbe prendere. Da qui si fa un passo oltre le maschere che, ognuno di noi, indossa ogni giorno. E il suono torna quello live, in presa diretta, senza trucchi e senza inganni: la maestria artigiana di Marco Fasolo ha fatto il resto. E si sente…
Ha senso pensare che dentro questo nuovo EP si sia voluto rimarcare ancora di più quel senso "live" del suono? Assolutamente si. Già, appunto, nel primo lavoro avevamo registrato totalmente in presa diretta (voce inclusa), su bobina analogica; dunque suonando interamente live senza sovraincisioni o modifiche successive. In quel caso però eravamo in due stanze separate e ci guardavamo attraverso il vetro di regia. Qui invece, per scelta di Marco Fasolo, atta appunto a cogliere ancor più l'essenza live, abbiamo suonato direttamente nella stessa stanza - quasi come fossimo sul palco - cercando addirittura di sfruttare i "rientri" non voluti sui vari microfoni, a vantaggio del respiro sonoro globale.
E ho un'altra impressione: la sintesi più che la soluzione d'effetto... vero? La sintesi è di suo una delle matrici principali del progetto, proprio per le poche componenti che utilizziamo e per come concepiamo gli arrangiamenti in logica dell'essenzialità. Ma l'effetto sta nel restituire un'impressione (in studio come, soprattutto, live) che a suonare siano almeno 3 elementi e non 2 soltanto.
Tornare a lavorare con Marco Fasolo in qualche modo sta cristallizzando il vostro carattere e la vostra personalità. Non avete paura che possa essere un ostacolo all'evoluzione? Attualmente no. Anche perché con lui appunto cristallizziamo la veste sonora e ancora più come la vogliamo rappresentare, ma il nostro percorso di scrittura sta inevitabilmente mutando/evolvendosi. Ciò ci lascia prospettare che potremo anche percorrere strade di songwriting molto diverse, nel prossimo futuro, ma restare comunque coerenti e riconducibili.
E a proposito di suono sembra che la vera chiave di tutto sia proprio la chitarra. Ci avete lavorato in qualche modo specifico? Sul suono di chitarra, così come sui suoni delle percussioni (acustici o sintetici sui campioni di pad elettronico) e della voce, per quanto l'attitudine vuole sempre essere istintiva e parecchio "punk" ci spendiamo sempre diverso tempo per fare si che ogni singolo suono sia esattamente come ce l'abbiamo in mente; distorto ma definito, acido ma rotondo e grosso, ecc. Non identifichiamo particolarmente in un singolo strumento la chiave di lettura del nostro suono ma piuttosto nel giusto bilanciamento e dialogo tra tutte le componenti che utilizziamo.
E a proposito di evoluzione: in copertina un collage di tanti volti diversi... come a dire: siamo tante persone diverse nonostante la nostra faccia? Si, è un po' se vuoi il manifesto stesso, sin dall'inizio, del progetto. Suoniamo con indosso delle maschere per, in qualche modo, concettualmente, cercare di liberarci da altre "maschere", sovrastrutture, personaggi nei quali ci caliamo, chi più e chi meno, tutti quotidianamente nelle interazioni sociali. Cercando dunque, invece, di mostrare le reali multisfaccettature umane, in tutto lo spettro delle emozioni, in tutti i reali volti possibili.
E il viola degli Animaux Formidables non deve mancare. In questo EP la provocazione che ruolo gioca? Come da sempre nel progetto la provocazione è ovviamente linea di condotta costante. E che sia viola, giallo, glitter o total black, l'importanza sta nel non essere tenue e innocuo ma vivido e intenso.
Articolo del
01/04/2025 -
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