“Confini” è il nuovo album cantautorale, poetico e folk di Alessandro Colpani, che esce il 4 aprile e nasce da lontano, dalla collaborazione tra Alessandro e il percussionista, compositore e produttore Francesco Brianzi. Un disco che esplora il significato dei confini – geografici, ideali ed emotivi – attraverso sonorità e testi profondamente poetici. Lo abbiamo intervistato per capire il percorso creativo e le storie che hanno dato vita a questo nuovo disco, frutto di un intenso lavoro sia sui testi che nella ricerca musicale arricchita da preziosi arrangiamenti
Ciao Alessandro, piacere di averti qui. Tra poco esce il tuo nuovo lavoro discografico dal titolo “Confini”. E’ un disco, leggiamo nel comunicato, che nasce da lontano: vuoi raccontarci qualcosa di questo percorso e della sua nascita? Ciao, piacere mio, grazie della vostra attenzione per questo progetto. "Confini" si può dire che comincia col premio"Accendi la Resistenza" nel 2017, al Polo del 900 di Torino, conferito da ISTORETO a me e Francesco Brianzi, che ha collaborato a tutto l'album. E' lì che con la canzone "Monte Sole" abbiamo posato la prima pietra: è stata scritta su una poesia di Luciano Gherardi, che ha composto il testo proprio su un confine, quello che nei fatti narrati passava dalla Marzabotto del 1944, un confine di memoria oltre che geografico.
Raccontaci qualcosa del suono di questo disco dai tratti folk e cantautorali. Che tipo di sonorità hai voluto creare in questo disco rispetto ai precedenti tuoi lavori? Come lo definiresti con 3 aggettivi/termini? L'album è più arrangiato rispetto ai precedenti, soprattutto grazie alla collaborazione con l'amico Francesco Brianzi (percussionista, compositore, produttore). "Cantautorale" e "folk" come dici tu, sono sicuramente due degli aggettivi che utilizzerei per descriverlo: in continuità col mio linguaggio da cosiddetto cantautore, ma anche arricchito di strumenti nuovi per la mia produzione discografica, come mandolino, tromba, violoncello. E poi direi "poetico", perché le parole e la loro musicalità sono al centro di queste canzoni.
In diversi tuoi brani sono presenti richiami storici e letterari (come per esempio nel pezzo “Monte Sole” oppure “Due angeli”, ma non solo) che sono riferimenti importanti, specie per un ragazzo della tua generazione. Vuoi raccontarci qualcosa di queste tue ispirazioni e fonti? Sei un avido lettore? Leggo spesso e volentieri. I due testi che citi sono poesie, di Luciano Gherardi e Dante Alighieri, e nell'album ce n'è una terza: "Bambine conchiglie", dell'autore altoatesino Mario Bolognese. Ma le mie letture possono trasparire in altri modi dai testi dell'album: mi piacciono la geografia, la storia, oltre a certi tipi di narrativa e di fiaba. Intitolare un album "Confini" chiama in causa almeno un paio di queste categorie.
C’è una canzone all’interno del disco alla quale sei particolarmente affezionato ed è per te importante più di altre? Ci sono canzoni che non vedo l'ora di cantare per ciò che affermano, altre per come suonano, ma nessuna supera tutte le altre.
Confini è il titolo del disco…Ma che cos’è per te un confine? Ce lo siamo chiesti, io e Francesco Brianzi, produttore, nella canzone "Un confine". Tutto ciò che lascia un segno, come una linea di confine, non può che indicare un prima e un dopo. A seconda di come la si vede, un confine è separazione o incontro tra due parti. Io credo che sia entrambe le cose, e così credo di averti risposto. Ma nella canzone dico anche che il confine serve a rimpicciolire il mondo, che è una frase che corrisponde a più significati. Uno di questi, è che il confine esisterà sempre per noi, perché le nostre capacità di comprensione non possono raggiungere tutto ciò che ci circonda in un solo momento: qualcosa sarà sempre al di là
Articolo del
03/04/2025 -
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