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Nuovo disco per gli Sterbus, gruppo romano composta da Emanuele Sterbini, alla voce, alla chitarra, al basso, al pianoforte e al mellotron, e da Dominique D’Avanzo, alla voce, al clarinetto al flauto e al sassofono.
L’album si intitola “Black And Gold” e rappresenta davvero una ventata d’aria fresca all’interno della scena “indie” attuale. Punto di partenza della band è di certo il Rock Progressivo dei primi anni Settanta, ma questa influenza - che è facilmente riconoscibile - viene mitigata dal ricorso ad un’anima pop raffinata ed elegante. Il disco è una sorta di “concept album” incentrato sulla figura di Virginia Woolf, la nota scrittrice inglese morta suicida nel fiume Ouse, nel Sussex, nel 1941.
Lo spunto è arrivato da un testo scritto da Marco Zatterin inserito su “Alfriston Two Four Five”, seconda traccia del disco che corrisponde anche al numero di telefono della casa di Vanessa Bell, la sorella di Virginia Woolf. Fu lei la prima ad essere avvisata dell’avvenuta morte di Virginia. L’episodio tragico ricorre su “Virginia Flows”, quarta traccia dell’album, ma le liriche questa volta sono tratte direttamente da “To The Lighthouse (Gita al Faro)” di Virginia Woolf, un testo drammatico sul bisogno di silenzio, sulla necessità della solitudine in un periodo infame, dominato dalla disillusione e dalla guerra. La sezione vocale del brano è stata affidata a Debz Maher, il resto delle canzoni invece hanno visto Emanuele e Dominique alternarsi al canto. Più in generale Emanuele Sterbini ha composto le musiche di quello che avrebbe dovuto essere un e.p. (poi una volta trovata l’ispirazione giusta gli Sterbus sono andati ben oltre), mentre Dominique D’Avanzo ha redatto i testi delle canzoni.
Undici brani per un totale di 37 minuti di musica, che sa essere intensa e al tempo stesso godibile, grazie a passaggi armonici delicati (che richiamano a volte la prima ondata psichedelica) e ad improvvise sferzate ritmiche più marcatamente rock, con tanto di chitarra elettrica in primo piano. Ci sono piaciute molto - oltre alle due canzoni sopra citate - delle composizioni come “Renaissance”, “Black And Gold”, “Two Elms” e “Undone”, una ballata acustica veramente notevole. Di tanto in tanto, sul disco, echeggiano tracce armoniche di grandi gruppi del “progressive” inglese, come Procol Harum, Genesis, King Crimson e Porcupine Tree, per esempio, ma è su “Careful Of Neon Lights” che emergono con forza le radici crimsoniane degli Sterbus, ed è un gran bel sentire!
Gli arrangiamenti sono molto curati, la produzione è attenta ad ogni singolo dettaglio e in fase di registrazione gli Sterbus hanno potuto contare su “special guest” come Alessandro Palermo, alla batteria, Brenda Gaga, alle percussioni, Davide Di Giovanni, al clavinet, Max Crowe e Riccardo Piergiovanni, ai sintetizzatori, Edoardo Taddei, Peter Lawson e Leonardo Mirenda, alle chitarre, Francesco Grammatico, al violoncello e alla tromba, Pablo Tarli, ai timpani e Luca Venitucci, alla fisarmonica. Da segnalare inoltre la partecipazione del quartetto d’archi dei Layer Bows. L’album è stato missato e masterizzato da Francesco Grammatico, presso la Jungle Music Factory di Tivoli.
Disco sorprendente del quale consiglio fortemente l’ascolto.
Articolo del
03/01/2026 -
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