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Editoriale
Quando la musica rovina la festa alla (brutta) politica
di
Giulia Artesi
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Due eventi distinti ma tra loro intimamente connessi. A pochi giorno dal Super Bowl, il più grande evento sportivo televisivo dell’anno, l’annuncio della presenza all’half time show dei Green Day e di Bad Bunny indispettisce il Presidente degli Stati Uniti che rinuncia a partecipare ad uno dei palcoscenici che in passato gli ha sempre tributato consensi. E da questa parte dell’Oceano la presenza di Ghali alla Cerimonia d’Apertura dei Giochi Olimpici invernali di Milano Cortina agita le acque della politica italiana che teme le sue posizioni sul dramma del popolo Palestinese.
Non è certo un mistero che i Green Day, protagonisti della cerimonia di apertura del Super Bowl 60, in programma l’8 febbraio al Levi’s Stadium di Santa Clara, in California siano da sempre ostili alle posizioni e alle politiche di Donald Trump. Sin dal suo arrivo nell’arena delle presidenziali (era il 2014) Billie Joe Armostrong e co hanno platealmente stigmatizzato la figura del tycoon.
Coraggiosa (o provocatoria?) la scelta di inserirli nello show del Super Bowl che è tra gli spazi con maggiore audience della finale del Campionato di Football Americano. Sulla carta i Green Day hanno in programma un medley dei brani più iconici della propria carriera. Lo stesso Billie Joe Armstrong ha detto quanto sia eccezionale aprire uno degli eventi sportivi più seguiti al mondo "nel proprio cortile di casa". Invece lo spettacolo di metà gara sarà affidato alla star portoricana Bad Bunny, mentre Charlie Puth canterà l’inno nazionale degli Stati Uniti e Brandi Carlile si esibirà in “America The Beautiful”.
Anche se inizialmente Trump abbia attribuito le ragioni del suo forfait a causa di altri impegni internazionali, è risultato evidente che il Presidente degli Stati Uniti non se la sia sentita di rischiare una trappola di fischi e di dissenso in mondovisione in uno stadio, quello di San Francisco, che difficilmente gli potrebbe tributare grandi consensi.
In un curioso e sintomatico parallelismo da questa parte del mondo scoppia la polemica per la presenza di Ghali alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Milano Cortina, il 6 febbraio, a San Siro. Anche in questo caso c’è da sottolineare la grande libertà di chi organizzerà l’evento che, privilegiando esclusivamente l’aspetto artistico e musicale, ha tirato dritto al momento senza badare alle polemiche politiche.
Ghali non ha avuto remore ad esprimere la sua opinione a Sanremo nel 2024 quando si espresse sul palco dell’Ariston in diretta per denunciare il genocidio palestinese a Gaza.
Sicuramente per due eventi sportivi di tale rilievo saranno state concordate delle linee di confine molto precise tra i musicisti e gli organizzatori, ma già oggi a qualche giorno dalla Cerimonia di Apertura dei Giochi Olimpici di Milano Cortina e della sessantesima edizione del Super Bowl, la musica torna ad essere “ingombrante” perché simboleggia dopo tanto tempo un canale potente di dissenso che si manifesterà proprio nella libera espressione dei suoi protagonisti davanti al mondo intero magari con qualche inatteso colpo di scena
Articolo del
27/01/2026 -
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