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La tesi – bislacca fino ad un certo punto, soprattutto se consideriamo l’hip-hop come attitudine e atmosfera culturale più che genere puro - è che Cassius Marcellus Clay Jr. sia il padre del rap.
A sostenerla e documentarla saranno alcuni notissimi artisti hip-hop ed attori infilati nel documentario “Alì rap”, che andrà in anteprima assoluta mercoledì 17 gennaio alle ore 22,30 su ESPN CLASSIC, canale 216 di SKY. A condurre i giochi sarà Chuck D dei Public Enemy. A chiacchierare del come il più grande pugile di tutti i tempi (dopo Primo Carnera) Mhuammad Ali-Haj, abbia dato inizio al rap grazie ai suoi comportamenti, attitudini, interviste e dichiarazioni pubbliche ci saranno Ludacris, Rakim, Doug E Fresh oltre a Sidney Poitier, Sylvester Stallone, James Earl Jones.
Insomma: prima di "Rapper’s Delight” e della Sugarhill Gang, prima di Kurtis Blow e “The Breaks”, del mitico Grandmaster Flash, di Afrika Bambaataa e di tutti i totemici precursori e/o codificatori del genere spuntato (siamo sicuri?) nel Bronx newyorkese negli anni ‘70, le vere radici dell’atteggiamento rap stanno (starebbero, anzi) nel quotidiano vivere del campione Alì. Un simbolo del ‘900, ormai, più che un celebre sportivo: l’icona che il 30 ottobre del ’74 mise KO George Foreman a Kinshasa, Kenya, in quello che è ricordato come l’incontro di boxe del secolo. Non a caso pare che proprio Clay, nel commentare le prime gesta di artisti hip-hop, dichiarò: “Ma io sono un doppio rapper. Prima li colpisco con la bocca e poi li colpisco sulla bocca”. E allora anche questa ennesima tesi sulle origini del rock’n’ roll postmoderno merita di essere ascoltata. Il documentario andrà in onda nell’ambito di una settimana di omaggi che Espn Classic dedicherà a Muhammad Ali con alcuni degli incontri che lo hanno reso mitico, appunto contro Foreman e Frazier.
Certo, ci rimane una domanda: dove li mettiamo, allora, tutti quei giganti della cultura egualitarista politica della tradizione nera – pur così frastagliata al suo interno -, da Malcolm X a Marthin Luther King? “I have a dream” non è forse il primo verso in assoluto della cultura di strada?
Articolo del
12/01/2007 -
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