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E’ la fine di un’era? Il futuro è già arrivato e non ce ne siamo neanche accorti? D’accordo: sono solo titoli giornalistici buoni per tutte le stagioni, ma stavolta stanno arrivando segnali progressivamente più forti e univoci: il nostro amato Compact Disc – chiamato confidenzialmente CD – non è ancora estinto, è vero, ma la sua cartella clinica è decisamente poco incoraggiante. Sono tanti, i suddetti segnali: giorno dopo giorno chiudono uno dopo l’altro – inesorabilmente, per mancanza di business - non solo negozi di dischi “di culto” quali Rhino Records a Los Angeles, Spillers a Cardiff, Reckless Records a Londra e Disfunzioni Musicali a Roma, ma anche outlets storici come la catena Tower Records che possedeva sedi sparpagliate un po’ ovunque in tutto il globo. Poi uno va a fare una visita ai restanti negozi ancora in vita della Penisola, e si rende conto che i CD li stanno palesemente svendendo. Si trovano semiregalati a 5 euro dischi pubblicati meno di un anno fa; i mid-price che fino a poco tempo fa stavano a 9,90 e 10,90 ora li vendono a € 8,90, e anche le “new releases” – fino a pochissimo tempo fa carissime e oscillanti tra gli € 18,90 e 20,90, - adesso possono essere tue spendendo tra i € 14,90 e € 16,90. Talvolta – è il caso eclatante del secondo album “Those The Brokes” dei Magic Numbers - addirittura a 10 euro fin dal primo giorno di pubblicazione! Che sta succedendo? Siamo davvero nel bel mezzo di un mostruoso megasaldo planetario? Ciò che è certo è che non è (più) il caso di prendere alla leggera la – ormai celebre – provocatoria dichiarazione rilasciata di Alain Levy, CEO della EMI, lo scorso autunno ad un convegno alla London School of Economics, quando asserì che “the CD as it stands is as well as dead”. Ovvero: il CD così come lo conosciamo è bello che morto. Ucciso, come dichiarato anche da Duncan Kerr, general manager dell’ormai sigillato negozio Reckless Records di Londra, dal fatto che "Internet ha cambiato tutto. I file scambiati in Rete, le vendite a basso prezzo, il downloading - insomma, i motivi che sappiamo - hanno avuto l'effetto di una gran botta. Nel momento in cui HMV svende il suo stock al solo scopo di restare a galla, come possiamo competere?". Basta andare in giro per la città in autobus: salgono e scendono in continuazione ragazzi con le immancabili cuffiette dell’i-Pod (o lettore MP3) penzolanti dalle orecchie. Quando la musica è consumata essenzialmente e quasi esclusivamente in questo modo, perché uno poi dovrebbe andarsi a comprare un CD? Per poi “bruciarlo” sul computer? Allora tanto vale downloadare i pezzi che ti interessano fin dall’inizio (legalmente oppure no, a seconda della sensibilità – e del portafoglio – dell’individuo). Le cifre parlano chiaro: nel 2006 negli USA le vendite di CD hanno subito un calo (solo) del 5%, ma gli specialisti del settore sono concordi sul fatto che i prossimi 3 anni saranno cruciali. La società Forrester prevede che continuerà inesorabile il declino di CD (e Dvd), con le lacune che verranno – non si sa quanto integralmente - colmate dal mercato digitale su Internet. Per un verso, è molto probabile che in futuro la musica costerà di meno. Sull’altro piatto della bilancia però, questa nuova, moderna forma di consumo da i-Pod e da cellulare desta immense perplessità in coloro che sono da anni - se non da decenni - abituati a maneggiare vinile e Compact Disc. Tanto per cominciare manca l’”oggetto”: l’album, l’involucro, la copertina, i testi delle canzoni… Fin qui poco male, sono vizi da feticisti di cui ci si può pure abituare a fare a meno. La questione vera – non da poco – è che qualsiasi preoccupazione relativa all’alta fedeltà dell’ascolto musicale pare scomparsa dall’equazione. Le frequenze riprodotte dall' MP3, infatti, non sono quelle originali, ma vengono tagliate in base ai cosiddetti modelli percettivi, ovvero una serie di complesse formule matematiche che "tagliano" i dati audio meno significativi per la qualità dell'ascolto. Per cui sono mancanti di suoni considerati poco udibili, il che porta ad uno “svuotamento” degli strumenti che suonano in sottofondo e ad un appiattimento dell'immagine stereofonica. Solo un CD, o un file WAV a 16 bit/44,1 KHz (bitrate 1.440 Kbit/s), è “qualità CD”. Ma ai ragazzi che vagano per le nostre città ascoltano in cuffietta il loro i-Pod, la questione pare non importare affatto, a differenza dei loro coetanei degli anni ’70 e ’80 che arrivavano a spendere cifre altissime per comprare amplificatori, puntine e altoparlanti ad altissima fedeltà. In definitiva, però, in questo inizio di 2007 il mondo della musica venduta e acquistata pare essere in un vertiginoso stato di flusso. E’ possibile anche che venga diffuso un tipo di file dalla fedeltà di suono migliore di quella (scarsa) dell’MP3. E’ possibile che la musica diventi del tutto gratuita. E’ possibile – praticamente – tutto.
Articolo del
10/02/2007 -
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