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The Smiths
Il CD compie 25 anni tra l'indifferenza generale
12/02/2007
di
Morrisensei <
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Presi anima, corpo e portafogli da celebrazioni, ricorrenze e compleanni. Attivi fin dalle prime luci del 2007 per mettere in piedi una sorta di festa-happening nerdica da perpetrarsi a fine mese. Costantemente subissati di materiale. Freneticamente travestiti da cronisti da trincea. Amabilmente innamorati della musica... ecco ci siamo dimenticati che il Compact Disc compie 25 anni. Venne creato grazie ad una task force nata dalla collaborazione tra Philips e Sony. Joop Sinjou, Kees Immink e Toshi Tada Doi. Nomi qualunque all'apparenza. Ma nomi divenuti storici perchè protagonisti proprio di questa azione di forza. Nel 1982 entra nel mercato asiatico e nel giro di un anno arriva in quello USA. Oggi, probabilmente, a nessuno frega un cazzo che il piccolo disco ottico compia un quarto di secolo. Perchè il compact disc ha tolto di mezzo la poesia del vinile. Ha cancellato le lunghe esplorazioni musicali che venivano condotte con in mano quell'enorme supporto musicale. Ha svuotato nel tempo le tasche degli appassionati (ma non solo). Ha ridotto le informazioni. Le immagini. I colori. Ha allungato la capienza a discapito dell'urgenza. Ha dimezzato lo spazio ma ha raddoppiato la tristezza. Ha chiuso un'epoca che, malgrado gli indefessi collezionisti ed un travolgente/recente revival, non riuscirà mai più a tornare. Il CD ha tolto la voglia di innamorarsi ancora. Di una band. Di un artista. Dei suoi testi. Non siamo più romantici. Ma il CD ha 25 anni. Una vita. Quella di chi ha vissuto in pieno il trapasso. Il ricambio. E quella di chi ha solo conosciuto la musica attraverso "il" pezzo di plastica riflettente. Io ho vissuto il momento del cambio della guardia. Il momento del cambio di consegne. Ricordo perfettamente quando, era il 1983/84, uno dei miei amici più abbienti piombò a casa eccitato in un pomeriggio di (finto) studio con in mano la prima lista di CD disponibili nel nostro negozio di fiducia (ancora in splendida salute). 5-6 pagine di nomi "importanti". Da Bowie agli Eurythmics, dai Journey ai Rush e così via. Era roba da non crederci. Continuammo a comprare vinile. A farlo girare nelle festicciole prurigginose a base di synth pop e new romantic. Ma la testa era già oltre anche se le mani sempre al solito posto. Arrivarono gli Smiths. E la nostra vita cambiò. Prima ancora del vinile. Prima ancora del CD. "There Is A Light That Never Goes Out".
Vostro Sensei
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
Articolo del
11/02/2007 -
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