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Troppo facile. Troppo scontato. Il nome di Simone Cristicchi come sicuro vincitore lo avevano pronosticato un po' tutti. Anche noi nell'ultimo editoriale. Ma di questi meriti ne facciamo volentieri a meno. Anzi ce ne freghiamo altamente dell'uomo coi capelli a baobab e della kermesse ligure. Una fiera della vanitose vanità. Era scontato perchè in Italia basta scrivere di mafia, di guerre, di matti, di realismo (spiccio) che si passa subito dall'essere un musicista ad un musicista impegnato. Il passo è istantaneo. Come dovremmo allora chiamare Ascanio Celestini che da anni nei suoi spettacoli tratta il tema dell'insanità mentale? E lo fa in maniera ironica, geniale e allo stesso tempo cruda e penetrante? Di esempi come l'artista romano ce ne sarebbero a bizzeffe. Eppure tutti in piedi perchè solo nel marzo 2007 ci siamo accorti del problema. Testo ruffiano. Patetico. E motivo cantato male e già sentito. Peggio ancora ha fatto il facchino nella sezione giovani. Il brano è un plagio della canzone sulla guerra fatta dal trio delle meraviglie Pelù/Jovanotti/Ligabove qualche anno fa. Oggi intorno alle 14.00 se ne sono accorti anche a Viva Radio 2 mandando in parallelo le due canzoni. Identiche. Ma tutti in piedi perchè tanto la gente "ignora" e dunque digerisce tutto. E al giurato (sventurato) che ha votato con un 6 ecco arrivare la selva (democratica) di fischi e "buuu". Le giurie di qualità con starlette, divette, pariette, magallidi e gente non identificata. Gli ex ragazzi della De Filippi, la spocchia da superstar dei Velvet, la domenica "in" playback, padre Concato, padre Facchinetti, Xanax Ruggiero, la rabbia dei Bella ("io in bassado ho lavorado con gende del galibro di Gino Vannelli e Cic Coria"), le operazioni di basso leccaggio verso El Bano che ha presentato l'inno dei cosacchi, la Chiatti ("ho dato 10 ai Piquadro perchè so belli... che volete di più!"), un Renato Zero inguardabile completamente deturpato dal lifting, dal patetismo e dalla panza. Fino alle tre file di tribunette piene di grandi firme della carta stampata messe in piedi durante la consueta domenica dell'Ariston. Il mercatino della banalità. Dove si potevano comprare domande buoniste, scambiare ipocrisie assortite, gustare tante "mani avanti", finti sorrisi scontati e nausea in abbondanza. Il problema non è il festival. Non è la gente curiosa, minchiona, divertita, annoiata, pettegola che lo guarda. Non è la cittadina dei fiori. Non è la presenza o meno di vecchie cariatidi, artisti mezzi falliti o falliti del tutto. La colpa è della nostra società. Di questa società vassalla della chiesa. Della nostra formazione culturale. Sempre attenti a non oltrepassare i limiti in pubblico previa poterli spudoratamente superare in privato. Per fortuna noi qui siamo liberi di dire che ci fa tutto schifo. Che le canzoni erano quasi tutte orrende. Che quasi tutti gli artisti sono mezze calze riciclate o mai sbocciate. Che ci piace dire ad alta voce "cazzo, merda, stronzo e vaffanculo". Che la scarsa curiosità vi ucciderà lentamente.
Vostro "Hellas Hellas Gallipolos" Sensei
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
Articolo del
05/03/2007 -
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