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Il concerto di Bob Dylan per papa Wojtyla viene ricordato da molti come un momento storico. L’evento fu, in effetti, un momento storico perché segnò l’incontro tra un Pontefice e uno degli esponenti più significativi della musica rock contemporanea. Il concerto si tenne a Bologna, il 27 settembre 1997, in occasione del Congresso eucaristico che vide la partecipazione di 350.000 persone. La stretta di mano tra Wojtyla e Dylan è una delle immagini simboliche dello scorso papato. Giovanni Paolo II aveva posto fine al vecchio teorema che etichettava il rock come "musica del diavolo". Al Congresso eucaristico di Bologna aveva citato la celebre "Blowin' In The Wind" di Dylan in questo modo: "How many roads must a man walk down, before yuo call him a man… La risposta soffia nel vento, ma non è un vento che disperde tutto nel nulla, bensì nel vento che è il respiro e la voce dello spirito". Oggi si ritorna a parlare di questo incontro dopo l’uscita di un nuovo libro di papa Benedetto XVI, Joseph Ratzinger, in cui si parla del famoso concerto di Bob Dylan del 1997 di fronte a papa Giovanni Paolo II, Karol Wojtyla. Il volume, che è una collezione di lettere, omelie e altri scritti di Ratzinger legati a Wojtyla, "adorato predecessore", ricorda certi dubbi dell'attuale pontefice sulla scelta di organizzare un concerto con il celebre menestrello americano. Ratzinger disapprovava quella scelta e così ha scritto a proposito: "C'erano ragioni per lo scetticismo, io ero scettico e in un certo senso lo sono ancora. Si poteva dubitare sulla giustezza di avere un "profeta" di quel genere", ha scritto Benedetto XVI, che all'epoca era la massima autorità dottrinaria della Chiesa. Così Ratzinger conferma ciò che molti avevano già capito: la sua visione dell'incontro con il mondo moderno non include affatto le stelle della musica pop e rock, come accadeva quando Wojtyla organizzava concerti di Natale e raduni musicali. Tutto questo mentre il dibattito tra mondo religioso e mondo musicale mostra segnali di apertura reciproca. Un paio di settimane fa, i gesuiti di Sant'Ignazio di Loyola hanno promosso un incontro nella redazione romana di "Civiltà Cattolica", davanti ad un pubblico composto da gesuiti, esponenti del comitato scientifico della rivista, sociologi e musicologi per parlare de "La musica rock e i bisogni dell'anima". Per il rock, sembrava quasi un ritorno in Paradiso col placet ecclesiastico, dopo che per tanto tempo era stato bollato come musica diabolica, portatrice di messaggi satanici e subliminali, da evitare - quindi - nella maniera più assoluta. Ora, però, dopo lo scetticismo espresso da Papa Ratzinger, ci vorrà solo un miracolo per rivedere insieme un Pontefice e un Menestrello.
Articolo del
08/03/2007 -
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