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Un compleanno da tenere d’occhio quello di Ry Cooder, il musicista americano che compie sessant’anni ancora al pieno della sua interminabile carriera di compositore e sperimentatore. "La mia musica preferita e' quella della gente che arriva in America, lascia indietro la sua cultura e poi la riscopre. E' il mix delle persone che ha fatto la musica americana". Ry Cooder, che è nato il 15 marzo 1947 a Los Angeles ha cominciato la sua vità on the road a diciassette anni unendosi alla 'Magic Band' di Captain Beefheart. A 19 anni il primo sodalizio con Taj Mahal con cu forma i Rising Sons, per battezzare a 21 la prima colonna sonora. Ry Cooder è un personaggio che si ritrova nei momenti cruciali della storia del rock: nel 1968 e '69 incide con i Rolling Stones gli album 'Let It Bleed' e 'Sticky Fingers', ed e' sua la slide guitar del brano 'Sister Morphine'. Da allora Cooder ha sperimentato ogni genere musicale: il folk, il blues, il rock, il gospel, il tex-mex, il jazz. La passione per le tradizioni etniche e la nostalgia per le atmosfere di un'America ormai sparita portano Ry Cooder, negli anni ottanta, a prediligere le colonne sonore. A partire dall'epica western dei cowboy e dei fuorilegge di 'The Long Riders' del 1980, a 'Southern Comfort', 'Border', 'Streets Of Fire' e 'Paris Texas', il film di Wim Wenders Palma d'oro a Cannes nel 1985, che anticipa di anni l'esplosione della musica latina, con la 'Cancion Mixteca' cantata dal protagonista Harry Dean Stanton. Negli anni novanta, dopo la collaborazione con maestri di altre culture, un indiano per 'Meeting By The River' (Water Lily, 1993), un africano per 'Talking Timbuktu' (World Circuit, 1994), arriva nel 1997 'Buena Vista Social Club', un disco realizzato da un gruppo di vecchi suonatori cubani, tra cui Compay Segundo. La celebrazione, malgrado l'embargo Usa, della musica leggera cubana tra gli anni '50 e '60 che, graize anche all'omonimo documentario girato ancora da Wenders, regala popolarita' mondiale a musicisti come Compay Segundo e Ibrahim Ferrer. Del gruppo fa parte anche il chitarrista Manuel Galban, gia' con i Los Zafiros, che con Cooder pubblica nel 2003 un album di mambo e chitarre elettriche, 'Mambo Sinuendo'. Dopo il Messico, l'India, il Mali e Cuba, Ry Cooder decide di rivolgere lo sguardo verso i dintorni della Los Angeles degli anni '50 da cui era partito. Cultore delle musiche perdute, dedica un disco a Chavez Ravine, il quartiere chicanos di East L.A.. Riguarda le vecchie foto di Don Normark, chiama a raccolta la sua troupe di fedeli musicisti (il figlio Joachim, Jim Keltner, Flaco Jimenez, John Hassell, Chuco Valdes, David Hidalgo) ed inizia a lavorare su incisioni dell'epoca e su alcuni pezzi composti per l'occasione, raccontando l'esproprio e la distruzione dell'intero quartiere dove ora sorge il Dodgers Stadium. Il progetto di 'Chavez Ravine' costa al musicista tre anni di lavoro e di ricerche e un notevole impegno finanziario personale. All'affresco musicale tra tex mex, mambo, rumba, exotica e r&b, utilizzato come colonna sonora per un documentario televisivo, contribuiscono alcuni dei piu' importanti musicisti chicanos dagli anni '40 ad oggi: Lalo Guerrero, Don Tosti, oggi entrambi scomparsi, Flaco Jimenez, le sorelle Arvizu, Little Willie G dei Thee Midniters e David Hidalgo dei Los Lobos, con l'aggiunta del pianista jazz Jackie Terrasson. L'album di debutto di Cooder e' 'Reprire', del 1970, seguito da 'Into the purple valley'. Arriva successivamente 'Boomer's Story' che completa la prima trilogia dedicata alla musica americana delle 'radici' e rievoca l'epoca della Grande Depressione. E' del 1974 il disco che viene salutato dalla critica come un capolavoro: 'Paradise and Lunch' cui seguono 'Jazz, Chicken, Skin Music', dedicato alla musica tex mex, 'Bop Till You Drop' (il primo disco rock inciso in digitale). 'Get Rhythm', del 1987, e' un album da 'solista' rock, mentre e' del 1992 l'estemporanea avventura dei Little Village, megagruppo fondato insieme a Nick Lowe, Jim Keltner e John Hiatt. La collaborazione con il chitarrista del Mali Ali Farka Toure per l'album 'Talking Timbuktu', nel 1994, frutta al chitarrista un premio Grammy.
Articolo del
12/03/2007 -
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