New Releases 18 Aprile 2003

#1

Il collettivo di New York City, punta di diamante del movimento “electro-clash”, rispolvera nel suo album d’esordio le sonorità del miglior techno-pop degli anni ’80. Il risultato è superbo, e se tutto va come deve “The 15th” diventerà la “Tainted Love” del 2003.

Artista
Fischerspooner
Etichetta
Capitol

Era dal 1985 che si attendeva l’arrivo di un album di questo rango. Quell’anno vide la morte del movimento britannico definito techno-pop, e la restaurazione del cosiddetto “vecchio rock sincero” alla Springsteen e U2. Quell’anno, con i Soft Cell disciolti, gli Human League scarsamente ispirati, e tutti gli altri sempre più funky e sempre meno “electro”, ci beccammo pure “Live Aid” con tutto quel che di male ne conseguì. Ci voleva un miracolo, per resuscitare il genere, e invece arrivarono i Sigue Sigue Sputnik, che si atteggiavano a glam ma risultarono solo coatti. In seguito sperammo brevemente nell’acid house, ma restammo alienati dalle sue ossessive ritmiche in 4/4 e dalla pressochè totale assenza di songwriting. E così ci buttammo su altro. Ma stavolta, con i Fischerspooner e i loro gruppi fratelli, sembra davvero il momento della riscossa. Oggi la loro musica è denominata “electroclash”, ma in realtà è una versione rimodernata del buon vecchio techno-pop. E non meno rilevante è il loro atteggiamento: Warren Fischer (musica) e Casey Spooner (front-man) non hanno dato vita al “solito” duo elettronico a cui eravamo abituati dai tempi dei Suicide (e poi Soft Cell, Yazoo, Erasure eccetera eccetera) ma un “collettivo”. Niente di hippieggiante, beninteso: il termine va inteso nel senso che una trentina di persone, comprese ballerine, esperti di make-up e registi teatrali sono parte dei Fischerspooner, i cui concerti non sono esibizioni live nel senso classico della parola, ma veri happening con elementi di performance-art. Il che riporta alla memoria quanto dichiarato nei primi ’80 da Gary Kemp (Spandau Ballet, epoca “Journeys to Glory”), quando promise che mai e poi mai lui e il suo gruppo avrebbero ricalcato la routine album/tour/album/tour tipica dell’obsoleto rock d’antan, e che avrebbero piuttosto organizzato degli “eventi” nei nuovi santuari dell’epoca, le discoteche. Promessa che, come noto, fu (quasi da subito) disattesa quando gli Spandau Ballet divennero un fenomeno da mega-concerti negli stadi. Ecco: con i Fischerspooner possiamo stare sicuri che un voltafaccia del genere non accadrà. Mai. —————————L’immagine, quindi, come punto di forza dei Fischerspooner; aspetto che potrete verificare da voi stessi grazie all’accluso DVD. E la musica non è da meno: c’è una tradizione primianniottanta che ritorna subito alla luce, fin dalle note iniziali di “Sweetness”, che ricorda gli episodi più spaziali dei Landscape e di Gary Numan. Imperdibile, poi, la cover di “The 15th” dei Wire, addolcita e con gli angoli ben smussati rispetto al nervoso e nevrotico originale. Ben lanciato, potrebbe diventare il loro “Tainted Love”. Altro brano “classico” o in procinto di diventarlo, il singolo “Emerge”, con il suo chorus “Looks good, Sounds good Looks good, Feels good too”. Presenta suggestioni alla “Vienna” la pacata “Tone Poem”, mentre “Invisible” è un altro pezzo dalla ritmica insistita, unico pezzo della raccolta a strizzare l’occhiolino al mondo degli “house party-goers”. Ma il bello di “#1” è che non delude mai: e anche quando, in “LA Song” o “Ersatz”, manca il ritornello memorabile, c’è sempre un’invenzione geniale, o un riferimento che fa capire che Fischer e Spooner i “new romantics” dell’epoca d’oro se li sono ascoltati, e in dosi pure massiccie. ——————Io ci credo, e ci crede anche la Capitol, che dopo aver messo sotto contratto i Fischerspooner, ha ripubblicato (per la terza volta nel giro di due anni) “#1”, e lo sta promuovendo con decisione. Cosa aspettate a crederci anche voi?