Emergenti 26 Agosto 2010

2 Degrees Of Separation

Suonano industrial, usano l’elettronica per disinfettare e anestetizzare i suoni. Sono freddi, volutamente raggelanti, le voci, quando ci sono, svolgono un ruolo secondario. Le macchine vincono su tutto.

Artista
Deflore
Etichetta
subsound records

Ma non erano sei i gradi di separazione? Per i Deflore (nome interessante) a quanto pare sono due. Da cosa si vogliano separare non lo sappiamo, quindi conviene concentrarsi su ciò che ci dice la loro musica. Suonano industrial, usano l’elettronica per disinfettare e anestetizzare i suoni. Sono freddi, volutamente raggelanti, le voci, quando ci sono, svolgono un ruolo secondario. Le macchine vincono su tutto.
Un leggero barlume d’umanità oppone una tenue ma continua resistenza. I pattern sono reiterati, ossessivi, aprendosi raramente alla melodia. Vige la capacità di freddar(vi)e velocemente gli istinti. “2 Degrees Of Separation” è un lungo viaggio dentro sé stessi, sfruttando il terzo occhio, “through the scado” per dirla con i Tool.
I primi due brani esplorano parte di questo lungo percorso, la scelta di questo sentiero, difficile e tortuoso, è sintomo di una sofferenza interiore sfociata in questo lavoro claustrofobico e pesante (”Electropause”). Pochi accenni ai classici solo in “Doppiozero” dove la ritmica, dall’andatura marziale, si incrocia con la chitarra per un brano fiero, rivestito di un’armatura sintetica apparentemente inattaccabile. Un’uscita difficile e coraggiosa, da ripagare con un ascolto attento.