New Releases 23 Marzo 2005

’64 – ’95

Se l’”oggetto” propostoci dai Lemon Jelly – da tenere in bella vista sul comò, da sfoggiare con gli amici – è da cinque stelle, la musica ivi contenuta è “solo” da tre…

Artista
Lemon Jelly
Etichetta
XL

Se, putacaso, nel 1975 qualcuno vi avesse detto che nel 2005 un disco pop sarebbe stato – dal punto di vista fisico e da quello sonoro – come questo secondo del duo britannico composto da Fred Deakin e Nick Franglen, aka Lemon Jelly – bè…ci avreste creduto, ammesso ovviamente che voi nel ’75 foste già nati e/o senzienti. Benchè l’album si intitoli “’64-‘95”, infatti, il suo titolo più adeguato avrebbe dovuto essere proprio “2005”, a motivo del suo sound che è quanto di più attuale e – ehm…– “futuristico” si possa ascoltare oggi – e in questo giudizio non incide, almeno non più di tanto, la presenza vocale di William Shatner aka Captain Kirk della serie Star Trek nel brano di chiusura “64 aka Go”. ————
Codesto risultato, di per sé degno di nota, è ottenuto nel bene e nel male. Nel male, perché i “loops” elettronici propostici da Deakin-Franglen sono asettici, spesso ripetitivi, talvolta monotoni. Nel bene, in quanto le escursioni sintetiche di “’64-‘95” catturano perfettamente certe paranoie esistenziali dell’essere umano contemporaneo – sentire per credere “’68 aka Only Time” – come forse solo i Daft Punk, quelli di “Homework”, avevano saputo fare prima d’ora. ——————— L’idea fondante dell’album (e del titolo) è che ogni pezzo è basato su sample di un determinato anno tra il 1964 e il 1995; esercizio di stile che a prima vista appare stimolante, ma che in definitiva non porta granchè lontano, in quanto, vuoi che il campione provenga dai Sixties piuttosto che dagli Eighties, i Lemon Jelly suonano sempre come i Lemon Jelly, con l’unica differenza – peraltro non da poco – che “’64-‘95” ha un ritmo molto più vicino al cosiddetto “big beat” di quanto non lo fosse il precedente, più elegante “Lost Horizon”, che per certi versi era quasi un “chill-out” album mentre qui talvolta ci si scatena, spesso si balla e, se non si balla, almeno si scuote la testa. Peccato unicamente che i pezzi da novanta siano solo tre: l’impetuosa, trascinante “’79 aka The Shouty Track” basata su un sample dei new-wavers scozzesi The Scars, un brano che oltre a piacere ai fighetti modaioli che sono il target predestinato dai Lemon Jelly, riesce a soddisfare anche il rocker selvaggio che è dentro di noi: due piccioni in un colpo solo, il che non è davvero poco. Magnifiche anche “75 aka Stay With You”, che ricorda da vicino i migliori Air (e avete mica visto il videoclip?!); e la già citata “68 aka Only Time”, robotica e metronomica che manco i Kraftwerk, ma con in più quella cifra bucolica da mattinata passata al lago che rappresenta una caratteristica dei Lemon Jelly fin dagli esordi, e che permane in molti episodi di “’64-‘95”. Tra i cui solchi spesso si affaccia una certa indolenza che si traduce in una inusitata carenza di idee, a dispetto della vastità di frammenti sonori rubacchiati qua e là e astutamente intrecciati. Cadute di tono e tracce di monotonia che, per voler andare sul profondo, in fondo ricalcano la vita stessa. Sarebbe bello, invece, se il mondo reale fosse almeno in parte simile a quello ipotizzato da Deakin e Franglen – che in una vita precedente facevano i grafici e i creativi – nell’artwork dei loro album: una beata esplosione di vividi colori e forme da cartoon, un reale godimento per gli occhi. Il che ci fa concludere che, se l’”oggetto” propostoci dai Lemon Jelly – da tenere in bella vista sul comò, da sfoggiare con gli amici – è da cinque stelle, la musica ivi contenuta è “solo” da tre. E questo, a giudicare dai dischi pubblicati in questi primi tre mesi dell’anno, è un altro elemento che sa decisamente di 2005.