Indie 13 Febbraio 2007

Music For Tourists

A metà strada fra un disco di Antony & The Johnsons e un album di Elliott Smith, le canzoni di Chris Garneau si prestano alla riflessione e al sogno, necessitano un ascolto totale

Artista
Chris Garneau
Etichetta
Absolutely Kosher

Avete mai ascoltato il canto puro ed incontaminato di un usignolo? Vi siete mai chiesti che voce ha un Angelo quando sospende per un attimo le sue faccende celesti e si mette a cantare? Inserite sul vostro lettore cd questo “Music For Tourists”, scritto ed interpretato da Chris Garneau, un giovane compositore originario di Brooklyn, NYC, e troverete le risposte a quanto vi ho appena chiesto. A metà strada fra un disco di Antony & The Johnsons e un album di Elliott Smith, le canzoni di Chris Garneau si prestano alla riflessione e al sogno, necessitano un ascolto totale, non ti permettono di fare altro, raccontano di fatti di vita quotidiana, parlano anche di storie dolorose, ma sempre con una dolcezza infinita. “Castle-Time” sorprende e ci lascia quasi incantati per come delle strutture armoniche così semplici si coniughino poi con tanta bellezza. Sullo stesso livello “Relief”, un’altra ballata acustica scarna ed essenziale, per piano e voce, impreziosita dagli interventi di un violino e “We Don’t Try”, dolente quanto vi pare, ma che fa venire i brividi per quanto è poetica. Su “Black & Blue” è sempre la vocalità di Chris in primo piano, che si offre nuda e sincera all’ascolto. “Saturday” e “So Far” confermano ancora una predilezione per tonalità delicate e sommesse, ma talmente profonde da scavare un solco nell’animo di chi ascolta. “First Place!!!” è leggermente più sofisticata negli arrangiamenti, mentre “Hymn”, “Baby’s Romance” e “Blue Suede Shoes” ci riportano verso melodie morbide e sognanti, che a volte potrebbero quasi sembrare infantili ok, ma sono disegnate da un bambino prodigio, venuto da chissà dove, che all’improvviso si siede al pianoforte e ammutolisce chiunque si trovi lì ad ascoltare. Chris è stato accompagnato da Saul Simon – MacWilliams al basso e da Ben Kalb al violoncello. Molte canzoni sono state registrate dal vivo in studio a New York, per un totale di tredici brani, ma alla fine dell’album c’è una traccia nascosta: i più attenti non tarderanno a riconoscere in essa una nuova versione, semplicemente magnifica, di “Between The Bars”, un noto brano di Elliott Smith. Album da possedere a tutti i costi e da custodire gelosamente come un qualcosa di prezioso.