The Lemon Twigs Live @ Largo Venue – Roma, 03/10/2026

Inutile gruppo “fotocopia”, risultato indesiderato della “Retromania” (Simon Reynolds avrebbe dovuto brevettare l’espressione…), o baluardo di autenticità rivolto al passato, argine alle brutture della “musica che piace oggi”.
Due visioni inconciliabili alla base dei giudizi formulati da una decina di anni in occasione di ogni uscita discografica della band (esordita sulla venerabile etichetta 4AD).
Presumibilmente, stasera la tappa romana del tour dei Lemon Twigs ha richiamato molti “pro” e pochi “anti” (un omaggio rétro al Totò del film “I tartassati” ci sembra in linea con l’oggetto del discorso).
Atmosfera gioiosa e rilassata, sonorità avvolgenti, lenti da ballo studentesco di fine anno americano rinvigoriti da qualche sussulto elettrico, guizzi più vibranti, armonie vocali ad arricchire ogni pezzo, ogni tanto movenze e richiami agli Who (salti spiccati a la Pete Townshend e rullate degne di Keith Moon).

Il gruppo è impeccabile, gli stacchi e le chiusure dei brani sono senza sbavature, gli incastri vocali ineccepibili (cantano tutti e quattro i musicisti sul palco).
Le composizioni, però, scorrono una dopo l’altra in un susseguirsi che di rado lascia il segno.
Si comincia con echi di Beach Boys, Beatles, Big Star e Byrds e e si potrebbe proseguire andando avanti con tutto l’alfabeto fino ad arrivare alla lettera z con gli Zombies di Rod Argent e Colin Blunstone.

Quindi momenti pieni di brio come “My Golden Years” e “I’ve Got A Broken Heart” (in cui spuntano rimandi ai Nerves); le chitarre scampanellanti di “I Just Can’t Get Over Losing You” e “Yeah I Do”, in ossequio alla coppia Lennon-McCartney.
La vivacità si stempera talvolta con ballate un po’ sdolcinate (“2 or 3”, ibridazione di Shangri-Las e svenevolezze da “girl group” spectoriano) o aggraziate (“Church Bells”).
Con “Ghost Run Free” e “Bring You Down” viene da ipotizzare probabili citazioni per plagio; provvedimenti giudiziari che i fratelli D’Addario potrebbero eventualmente evitare grazie a una verve e alla simpatia indiscutibili. La somiglianza con “There She Goes” dei The La’s e con “Surfin’ U.S.A.” di Brian Wilson e compagni è infatti evidente.
Sarebbe scorretto tacere degli episodi maggiormente convincenti: arricchita da una melodia ariosa, arpeggi di chitarra e linee di basso efficaci, “In My Head” è accattivante; “Mean to Me” è un lento che ricorda la dolcezza dell’Alex Chilton più fragile e toccante; “Nothin’ But You” è forse il pezzo migliore eseguito dai Lemon Twigs durante il concerto, con una bellissima alternanza di accordi e arpeggi; “Corner Of My Eye”, una rilettura di “Yesterday” per il Ventunesimo secolo, voce e chitarra, è obbiettivamente emozionante.

Al termine dell’esibizione, il non appassionato esce dalla sala con una voglia non proprio incontrollabile di approfondire la conoscenza del gruppo. I prezzi irragionevoli sbirciati al banchetto dei dischi e del merchandising fanno abbandonare tuttavia qualsiasi slancio generoso e possibilista.
Setlist
The Ice Cream Man (The Tornados song)
My Golden Years
I’ve Got a Broken Heart
What You Were Doing
The One
In My Head
2 or 3
You’re Still My Girl
I Just Can’t Get Over Losing You
Any Time of Day
A Dream Is All I Know
They Don’t Know How to Fall in Place
Transparent Day
Ghost Run Free
Bring You Down
Nothin’ but You
Yeah I Do
Bring You Down
Corner of My Eye
Rock On (Over and Over)


