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Wires

28 Gennaio 2020
“Wires” è l’album d’esordio autoprodotto dei Random Clockwork che viene alla luce dopo un’intensa lavorazione durata due anni. Il gruppo, che collabora da circa dieci anni, si ispira a un genere di musica libera e dura, che non si ammorbidisca di fronte alle esigenze del mercato. Ne esce quindi un disco con un electrosound sempre più solido e granitico che rivela l’essenza dei suoi creatori. Nascosti dietro a maschere rappresentanti animali, i Random Clockwork si proteggono dall’esterno ma al tempo stesso rivelano qualcosa sul loro “Io” interiore che si concretizza proprio nei diversi animali scelti dai componenti. Per scoprire qualcosa di più su di loro è necessario prestare attenzione ai testi che si distinguono per la presenza di un pensiero unico e laterale che permette di guardare le cose da un’angolazione diversa. Si potranno così scoprire le analogie e i simbolismi che hanno ispirato i brani del disco. Attraverso le trasposizioni metaforiche dei testi, l’intero album è “un tiro alla fune fra la Terra e le stelle” come recita la title track Wires, e si snoda attraverso la biologia per parlare di paure (Amigdala), attitudini (Felina), memorie perdute (Memento) e viaggi nell’Io più profondo (Macula); mette in risalto facoltà fisiche che sono tanto scontate per noi quanto straordinarie di per sé (Faster Transmission); in altri episodi abbandona i confini terrestri ed abbraccia la cosmologia per narrare di attrazioni fisiche (Magneto) e di punti di non ritorno (Event Horizon), e sfocia nel misticismo guardando alla vita come un gioco cabalistico (The Hopscotch) e alla natura come una divinità meravigliosa e potente (Inanna)