Jazz 25 Aprile 2011

Breaking The Cycle

In questo caso, la band proposta è un ensemble che si occupa di mischiare il rock al jazz della Mahavishnu Orchestra e di Metheny andando a scomodare sonorità tanto care a gente come Mike Stern.

Artista
Marbin
Etichetta
MoonJune Records

Quando in redazione arriva roba della Moonjune Records preparo carte false corrompendo il direttore e tutti i suoi sottoposti per impossessarmi di quei dischi. L’ho fatto, lo faccio e lo rifar(ei)ò perche scartare uno di questi cd è sempre una meraviglia per gli occhi e secondariamente per le orecchie.
Copertine sobrie e in digipack, graficamente invidiabili, sono un biglietto da visita importante, riesco anche a non odiare il bugiardino tanto fedele pare al contenuto dell’album.
In questo caso, come nei precedenti, la band proposta, i Marbin, è un ensemble che si occupa di mischiare il rock al jazz della Mahavishnu Orchestra e di Metheny andando a scomodare sonorità tanto care a gente come Mike Stern. Il fraseggio alla Maclaughing della potentissima opener, fatta da una ritmica serrata, che nella sezione centrale mostra tutti i suoi muscoli elastici, ci fornisce le risposte che cercavamo (”Loopy”). La successiva ”A Serious Man” cambia registro per un’atmosfera più soffusa, dove chitarre e sax vanno a braccetto per una melodia sognante e melanconica. È a quota quattro che la band tira fuori un inevitabile struttura blues, molto vintage, dove le chitarre la fanno da padrone e la sezione ritmica infila controtempi in coda al brano (”Bar Stomp”).
Devo ammettere che i Marbin, rispetto alle altre band della Moonjune, sono più votati alla melodia, ad atmosfere eleganti su cui torreggia il sax morbido e sensuale nei brani più solenni come ”Outdoor Revolution” e ”Burning Match”. L’epilogo prevede una suite lenta e delicata, il sax detta sofficemente le linee melodiche, un gioco di piatti e percussioni, appena accennate, fanno da traino per un brano in cui il canto si fa peso del carico emozionale.
Spuntano i fantasmi dei primi King Crimson, ma la timbrica vocale si avvicina più a quella nasale ed epica di Klaus Meine che di Greg Lake. Penso non serva altro per indurvi a comprare questo disco.