Emergenti 12 Maggio 2011

Archaic Life Form

Che gli Aneurysm abbiano finalmente piazzato il colpaccio? Noi ci speriamo, come ovviamente speriamo in tanti, tanti, tantissimi altri begli album italiani come questo.

Artista
Aneurysm
Etichetta
Kreative Klan

Il celeberrimo aforisma ‘Italians Do It Better’ fece furore nei tempi in cui Madonna – intesa come Mrs. Ciccone, si capisce – canticchiava canzoncine frivole e spregiudicate, ed era un bel po’ più simpatica di adesso. Noi, ben volentieri e sempre più spesso, lo riattualizziamo riferendolo al metal. Perché, nel caso qualcuno non l’avesse ancora capito, in Italia abbiamo delle band che, tecnicamente e caratterialmente, asfalterebbero in tre minuti parecchi titani della classifica internazionale, se solo gli fosse concessa un’opportunità degna di questo nome. Se solo, appunto.
Una di queste sono i veneti Aneurysm, all’opera con il terzo full length, ”Archaic Life Form”, sotto l’egida della Kreative Klan: quindici anni di carriera, e sentirli tutti, nel senso che questo album segna la vera esplosione creativa e compositiva di una band apparsa, già in precedenti occasioni, piena di talento, ma ancora troppo “timida” e avviluppata su se stessa.
E’ quindi una bellissima sorpresa sentire i carissimi Aneurysm finalmente disinvolti, fluenti, articolati e davvero molto, molto originali. “Archaic Life Form” è zucchero per le orecchie fini dei fan dei Nevermore e per quelle, più ruspanti, dei maniaci dei Fear Factory.
L’impatto di ”The Clear Obscure”, in verità, non è semplice da gestire, a causa del contrasto tra la voce, tendente ai toni alti, di Gianmaria Carneri e la sezione ritmica martellante; ma l’entrata in scena di Peter Calmasini con un ‘riffing’ avvolgente e malsano, in puro stile Jeff Loomis, armonizza tutto. I ‘refrain’ azzeccati, estremamente musicali senza mai essere scontati, inseriti su robusti telai thrash, industrial e cyber, si rivelano vincenti. La tracklist non perde un colpo dall’inizio alla fine: l’esplosiva ”The Missing Element” fa da controcanto alla fantascientifica e futuristica ”Agent One”; l’elettronica ”Postulates” e l’ipnotica ”X-World” sono calibrate dalla più dolce e riflessiva Angel, aperta da un’evanescente melodia di pianoforte.
Insomma, non c’è un attimo di noia, e a mantenere viva l’attenzione contribuisce il tenebroso ed avvincente concept dell’album: un asettico futuro cibernetico, dominato dalle macchine, che tentano di riportare in vita l’uomo, ma sospendono l’esperimento quando si rendono conto della fallacia e della fragilità a cui possono portare i sentimenti.
Che gli Aneurysm abbiano finalmente piazzato il colpaccio? Noi ci speriamo, come ovviamente speriamo in tanti, tanti, tantissimi altri begli album italiani come questo…