Groundswell
I Moraine sono una vecchia conoscenza, oggi al terzo disco in studio, con un lavoro che potrebbe mettere d’accordo i jazzisti più integerrimi e gli amanti del rock progressivo impigliato fra le rigide trame della musica colta.
- Artista
- Moraine
- Etichetta
- MoonJune Records
Dennis Rea si fregia della presenza di Alicia DeJoie al violino, James DeJoie al sax baritono, Kevin Millard al basso stick e Tom Zgonic alle pelli. Partono lenti, con una calma serafica che governa l’opener Mustardseed fatta di suoni dissonanti, scontri scintillanti fra chitarra e il violino di Alicia. Nella seconda traccia, Skein, la tensione si alza sensibilmente, l’andamento è più veloce, teso e adrenalinico.
Le strutture complesse vengono espletate dagli strumenti evitando l’insorgenza di quella fastidiosa sensazione di slegatura fra le varie parti. Passaggi più morbidi e brumosi emergono in Fountain Of Euthanasia scritta da Alicia, mentre la fanfara di Gnashville dà libero sfogo alle baritonali note sputate dai fiati, ammorbidite dal gran lavoro di DeJoie.
È inutile negare, per una serie di motivazioni più o meno valide e prevedibili, che la band evoca il fantasma dei King Crimson periodo “Larks Tongue In Aspic” e “Starless And Bible Black”. Capace di slittare da atmosfere impalpabili a massicci attacchi sonori che coinvolgono l’ascoltatore in uno spettro emozionale cangiante, il quintetto mette a segno un altro lavoro ben ideato e suonato ancora meglio.
L’eleganza non comune va in scena nella proteiforme In That Distant Place. Questo lavoro potrebbe mettere d’accordo i jazzisti più integerrimi e gli amanti del rock progressivo impigliato fra le rigide trame della musica colta. La gamma di variazioni, le intelligenti contaminazioni (Waylaid), la padronanza degli strumenti e una serie di buone idee sviluppate in studio sono i quattro elementi per un poker servito (The Earth Is An Atom).


