Jazz 14 Novembre 2015

Groundswell

I Moraine sono una vecchia conoscenza, oggi al terzo disco in studio, con un lavoro che potrebbe mettere d’accordo i jazzisti più integerrimi e gli amanti del rock progressivo impigliato fra le rigide trame della musica colta.

Artista
Moraine
Etichetta
MoonJune Records

Dennis Rea si fregia della presenza di Alicia DeJoie al violino, James DeJoie al sax baritono, Kevin Millard al basso stick e Tom Zgonic alle pelli. Partono lenti, con una calma serafica che governa l’opener Mustardseed fatta di suoni dissonanti, scontri scintillanti fra chitarra e il violino di Alicia. Nella seconda traccia, Skein, la tensione si alza sensibilmente, l’andamento è più veloce, teso e adrenalinico.
Le strutture complesse vengono espletate dagli strumenti evitando l’insorgenza di quella fastidiosa sensazione di slegatura fra le varie parti. Passaggi più morbidi e brumosi emergono in Fountain Of Euthanasia scritta da Alicia, mentre la fanfara di Gnashville dà libero sfogo alle baritonali note sputate dai fiati, ammorbidite dal gran lavoro di DeJoie.
È inutile negare, per una serie di motivazioni più o meno valide e prevedibili, che la band evoca il fantasma dei King Crimson periodo “Larks Tongue In Aspic” e “Starless And Bible Black”. Capace di slittare da atmosfere impalpabili a massicci attacchi sonori che coinvolgono l’ascoltatore in uno spettro emozionale cangiante, il quintetto mette a segno un altro lavoro ben ideato e suonato ancora meglio.
L’eleganza non comune va in scena nella proteiforme In That Distant Place. Questo lavoro potrebbe mettere d’accordo i jazzisti più integerrimi e gli amanti del rock progressivo impigliato fra le rigide trame della musica colta. La gamma di variazioni, le intelligenti contaminazioni (Waylaid), la padronanza degli strumenti e una serie di buone idee sviluppate in studio sono i quattro elementi per un poker servito (The Earth Is An Atom).