Classic Rock 18 Aprile 2017

Song of the Rose

Un disco che vi aiuterà a rinchiudervi spontaneamente in una sorta di bolla protettiva capace d’isolare tutti gli input provenienti dall’esterno, fornendovi una morbida mousse di note studiate a pennello per rendere la vostra esistenza, almeno durante l’ascolto, molto più confortevole

Artista
Arbouretum
Etichetta
Thrill Jockey

Gli Arbouretum tornano dopo quattro anni, dall’ultimo Coming Out Of The Fog, con un nuovo capitolo intitolato Song Of The Rose.

È un album più disteso e ponderoso nel tempo impiegato per farlo, nelle atmosfere smussate e sognanti e nella scelta delle sinuose linee armoniche (Comanche Moon).
Citazioni colte influenzano Call Upon The Fire, opener che riapre i contatti con il mondo dopo questa lunga pausa necessaria per rifocillarsi psichicamente e tornare a scrivere musica degna di nota.

Dirt Trails fotografa il processo con cui la tecnologia riesce a vendere quasi tutto ciò che crea, rendendolo irrimediabilmente affascinante e irrununciabile ai nostri occhi.

David Heumann (voce), Corey Allender (basso), Brian Carey (batteria) e Matthew Pierce (tastiere) tornano in gran forma usando poca distorsione per fornire un’immagine chiara e dettagliata del loro nuovo percorso lisergico.

Dave Heumann continua a essere un singer obliquo, il suo modo di cantare accende parecchia curiosità su questo intrigante figuro.

Ottima la produzione e la struttura del songwriting che non mostra crepe. Fantasmi di atmosfere sixties aleggiano portandosi dietro fumi dei Grateful Dead di Aoxomoxoa.

Americana si potrebbe dire, sì anche, ma non è tutto. Ci sono le ballad, quelle di un tempo, così maestose e tristemente belle da lasciarvi senza fiato ricordando C.S.N.Y. (Fall From an Eyrie).

Soprassedibile il riempitivo strumentale intitolato Mind Awake, Body Asleep mentre subito dopo s’arriva in scioltezza a Woke Up On The Move, sigillo perfetto in salsa Simon And Garfunkel.

Song Of The Rose vi aiuterà a rinchiudervi spontaneamente in una sorta di bolla protettiva capace d’isolare tutti gli input provenienti dall’esterno, fornendovi una morbida mousse di note studiate a pennello per rendere la vostra esistenza, almeno durante l’ascolto, molto più confortevole.

Simile alla realtà aumentata, per aumentare il piacere dei sensi, il disco si muove sicuro d’impressionare con i suoi potenti mezzi.

Ritorno promosso a pieni voti.