Dreams
Un album decisamente moderno, una bella sorpresa, dovuta all’abilità di Oye nel mescolare l’impronta melodica di un passato “soul” decisamente “sixties” con i contorni propri della musicalità odierna
- Artista
- The Whitest Boy Alive
- Etichetta
- Sleeping Star
Partiti come gruppo di musica elettronica, i Whitest Boy Alive, guidati da Erlend Oye, ex Kings Of Convenience, riscoprono invece la forma canzone e questo “Dreams”, loro “debut album”, si rivela quanto mai garbato, piacevole e ricco di spunti stilistici interessanti. L’abitudine al minimalismo tradotto in musica, ha portato la band, chiusa nel suo studio berlinese, a centellinare i suoni, a produrre delle forme essenziali, a prediligere tratti di significato, senza mai correre il rischio di esagerare o di essere ridondanti. Niente suoni filtrati dai computer, ma il semplice ricorso a chitarra, basso e batteria che getta le basi per ballate oltre modo gradevoli come “ Burning” e “Golden Case”. Molto indovinate, con quei richiami “wave”, canzoni come “Fireworks” e “Inflation” che si rivelano di indubbio gusto e che esercitano un grande fascino su chi ascolta. Gli arpeggi nervosi ma delicati di chitarra elettrica che danno vita a “Done With You” e a “Figures” richiamano alla memoria certe sonorità proprie dei Durutti Column di Vini Reilly, mentre inflessioni “dub” e gustose armonie pop definiscono i contorni di “Above You”. Decisamente più personali e sofferte le suggestioni musicali che ci comunicano ballate come “Don’t Give Up”, “Borders” e “All Ears” canzoni intime e sofferte, con la voce di Erlend Oye in primo piano, un canto che assume contorni melodiosi e sognanti, ma sempre interni ad un tessuto armonico quanto mai rarefatto e sospeso. Un album decisamente moderno, una bella sorpresa, dovuta all’abilità di Oye nel mescolare l’impronta melodica di un passato “soul” decisamente “sixties” con i contorni propri della musicalità odierna. Da ascoltare.


