Africa Bambaata, il Capo di Stato della Zulu Nation
“La Zulu Nation è iniziata quando uno dei miei amici è rimasto ucciso dalla polizia. All’inizio riguardava solo la break-dance, ma poi, gradualmente, si è occupata sempre di più di impartire messaggi con una certa responsabilità sociale. A New York, dove c’è gente che vive nei ghetti, una comunità come la Zulu ha una sua importante ragione di esistere”.
Come fosti coinvolto nel movimento electro/hip-hop?
“Quando ero ragazzino c’era questo tipo chiamato DJ Kool Herc, che girava nel South Bronx con un sound system nello stile dei giamaicani, parlando su basi ritmiche. Solo che i ritmi che usava non erano reggae; erano diversi.”
“Si può dire che quella fu la nascita dell’hip-hop. Subito dopo cominciai anch’io a rappare. Così riuscii a diventare il dj del Roxy. Qui mi divertivo a fare fusioni tra funk nero e altri stili differenti, usando bands come i Talking Heads o i Kraftwerk. I Kraftwerk erano molto funky, anche se magari loro non se ne rendevano conto, e hanno sempre avuto un seguito tra i neri e gli ispanici. Personalmente sono un loro fan fin dai tempi di Trans Europe Express. Dalla fusione di questo tipo di musica elettronica con la new wave e il funk nacque Planet Rock, ed ebbe un enorme successo di vendite.”
Pensi che ci siano delle analogie tra hip-hop e punk?
“Iniziarono più o meno nello stesso periodo… Quando uscì il punk, la gente era stufa della roba che si sentiva alla radio e e voleva qualcosa di diverso. Lo stesso è stato per l’hip-hop, che poi è il rap!”


