Arrows
Benvenuti all’ascolto di una band italiana quantomai cosmopolita. A quattro anni dall’esordio discografico (Loan, molto apprezzato dalla critica), con una formazione rinnovata per metà, il progetto del folletto scozzese ormai trapiantato a Genova Tom Stearn prende il volo con questo Arrows, concept album ispirato dal genio di Isaac Asimov. Un disco che punta alto e porta altrove, destinato a palati sufficientemente fini e che richiede diversi ascolti per poter essere assimilato pienamente. Impossibile poi da dimenticare
With friends from the orchestra
Siamo al cospetto di musicisti ormai assurti al rango di veri maestri, di riferimento generazionale e culturale. Tutto suona perfettamente, la qualità della registrazione è altissima, non c’è una nota fuori posto, l’intensità interpretativa è da brividi. De facto, però, nulla si aggiunge e nulla si sottrae. La sensazione finale è che piuttosto che far saltare il banco questo lavoro sia il parto della curiosità, del "come sarebbe se"...
Ghosteen
Ghosteen non è solo un disco ma una sorta di iniziazione per una nuova umanità, l’allenamento necessario a governare un’intensità tale da spazzare via ogni insipida leggerezza modernistica, al punto da doversi riabituare, a fine ascolto, a soppesare tutto quanto stia intorno. È il tentativo definitivo di trovare un senso alla perdita attraverso la musica, la terapia per il terapeuta. Disarmante. Commovente. A tratti di bellezza insostenibile. Ghosteen è troncamento di un adolescente divenuto fantasma, ombra eterea che aleggia su questo requiem moderno partorito dalla mente insondabile di Nick Cave (and the Bad Seeds), ultimissima abnorme personalità vagolante tra le pagine della “popular music” contemporanea
Phantasmagoria
Ci sono almeno due modi di realizzare un disco: il primo studia sostanzialmente il mercato e pianifica a tavolino un business plan da offrire in pasto all’uditorio pagante; il secondo nasce da dentro per sfociare in un prodotto che parli di sé in maniera soprattutto onesta. Non v’è dubbio alcuno che questo disco appartenga alla seconda categoria. Ascoltatelo quasi fosse un’unica magmatica suite questo “Phantasmagoria”, come nove parti di un grande mantra nato a Tarquinia ma pensato per elevare e portare altrove, con quel proposito ormai carbonaro di restituire alla musica la centralità di un ruolo che non sia solo sciatto sottofondo
La Famiglia Non Esiste
Il cantautore siracusano cura gli arrangiamenti del suo secondo album in maniera maniacale, smonta e rimonta suoni con accuratezza certosina, definendosi ironicamente un artista dalle tempistiche del bradipo. In effetti dal punto di vista formale nulla si può eccepire: timbriche curate, elettronica dosata sapientemente, amalgama strumentale e, va detto per onestà, anche passione sincera. Ma il risultato finale dell’ascolto di questo disco è un sentore complessivo di monotonia e uniformità che non giova affatto al giudizio finale<br>
Resistance
IQ, come gli amanti di un certo approccio musicale ben sapranno, non è solo la sigla con la quale si mette a budget il quoziente intellettivo, ma anche il nome di una band che con alterne risultanze (coerenza e rigore impeccabili) furoreggia da quasi quarant’anni. Il presente del gruppo progressive rock di Mike Holmes è questo dodicesimo album in studio, quasi due ore di musica su doppio cd e triplo vinile. Gli IQ ci sono e lottano insieme a noi, abili ad aver riconsegnato alle nuove generazioni un patrimonio musicale antico ma rivestito nuovamente <br>
One True Pairing
Fleming, alla sua prima prova da solista, dimostra ancora una volta di avere una voce che vale oro ad ogni sua inflessione, riconoscibilissima (può esserci di meglio per un songwriter?), ma da sola non basta, così come il talento. Persi i Wild Beasts, per intraprendere un percorso realmente autarchico avrà bisogno di studio, fortuna e dell’umiltà di un bel po’ di lavoro sulle proprie (nuove) direzioni musicali. Anche i grandi lo fanno
Days Of The Bagnold Summer
La band di Stuart Murdoch, qui al decimo capitolo della propria discografia e al secondo tentativo con le colonne sonore dopo l’inadeguato “Storytelling”, convince riappropriandosi delle radici e probabilmente dell’ispirazione dei giorni migliori. Tredici brani, incisi ex novo, fanno di questo nuovo disco, uno dei capitoli più vividi della parabola artistica dell’ensemble di Glasgow