Blues 1 Novembre 2019

Phantasmagoria

Ci sono almeno due modi di realizzare un disco: il primo studia sostanzialmente il mercato e pianifica a tavolino un business plan da offrire in pasto all’uditorio pagante; il secondo nasce da dentro per sfociare in un prodotto che parli di sé in maniera soprattutto onesta. Non v’è dubbio alcuno che questo disco appartenga alla seconda categoria. Ascoltatelo quasi fosse un’unica magmatica suite questo “Phantasmagoria”, come nove parti di un grande mantra nato a Tarquinia ma pensato per elevare e portare altrove, con quel proposito ormai carbonaro di restituire alla musica la centralità di un ruolo che non sia solo sciatto sottofondo

Black Snake Moan, il lamento del serpente nero, è il titolo di uno standard blues di sua maestà Blind Lemon Jefferson, a cui rimanda l’omonimo film con Samuel L. Jackson. Ma Black Snake Moan è anche il nome del progetto solista del viterbese Marco Contestabile, musicista a tutto tondo le cui istanze artistiche sembrano rimandare tanto al Mississippi quanto evocare spiritualmente l’India e la solitudine di deserti interiori anziché corporei.

Phantasmagoria è il titolo scelto per la seconda tappa di questo viaggio autenticamente personale, tutto incentrato sul buio e la luce, l’immaginario onirico, con riferimento alla moda settecentesca di utilizzare le lanterne magiche per proiettare l’effigie di spettri ed entità soprannaturali.

Ci sono almeno due modi di realizzare un disco: il primo studia sostanzialmente il mercato e pianifica a tavolino un business plan da offrire in pasto all’uditorio pagante; il secondo nasce da dentro per sfociare in un prodotto che parli di sé in maniera soprattutto onesta. Non v’è dubbio alcuno che questo Phantasmagoria appartenga alla seconda categoria e non solo perché lo dice l’autore. Anzitutto la scelta di consacrarsi al blues contaminandolo con psichedelia, stoner e desert rock, in bilico tra Doors, 13th Floor Elevators, Black Angels e atmosfere smaccatamente sixties, non è propriamente inseguire ciò a cui il mercato discografico odierno aneli in prima battuta. L’idea della one man band e del cantato in inglese completano il quadro. Sia dunque lode, come dovrebbe essere ogniqualvolta un artista intraprenda un percorso coraggioso e intellettualmente irreprensibile. Se poi alle buone intenzioni si aggiungono non comuni capacità di mantecare suoni e colori allora anche l’ascolto diviene volano di sospensione e arricchimento interiore.

Nove brani e moltissima musica, una gittata di mezz’ora abbondante senza mai neppure sfiorare la monotonia o il ripetersi fine a se stesso. Non è facile, da soli, soprattutto dal vivo, senza approfittare delle inserzioni di altri musicisti. Marco Contestabile riesce nell’impresa grazie all’estrema cura nella scelta delle timbriche e all’uso sapiente della dinamica. Sitar, chitarre a dodici corde, tampura (spesso utilizzata come bordone), synth e l’immancabile accoppiata percussiva cassa/hi-hat suonati con i piedi sono gli ingredienti di un disco da ascoltare dall’inizio alla fine, gustandolo appieno, senza soluzione di continuità e senza volerne a tutti i costi estrarre un episodio specifico. Ogni secondo è avvolto da un’atmosfera spirituale ma mai posticcia, psichedelica e non forzata, sovrastata da una voce profonda e a tratti solenne che molto deve nell’impostazione al Re Lucertola e che sa tratteggiare linee melodiche raffinate e cangianti. Non stupisce affatto che il progetto Black Snake Moan raccolga riscontri positivi soprattutto all’estero, dove il pubblico è mediamente più avvezzo a prestare attenzione e a godere della buona musica.

Ascoltatelo quasi fosse un’unica magmatica suite questo Phantasmagoria, come nove parti di un grande mantra nato a Tarquinia ma pensato per elevare e portare altrove, con quel proposito ormai carbonaro di restituire alla musica la centralità di un ruolo che non sia solo sciatto sottofondo. Suono ciò che sono e sono ciò che suono. Non è così difficile, basterebbe guardarsi dentro