Uno sguardo all’Italia delle sette note nell’anno del Covid-19
Un viaggio tra i migliori dischi italiani del 2020 per quel che riguarda folk, disco d'esordio e musica d'autore.
“Poe3 is not dead”
"Tutto quello che faccio è legato, se vuoi, al territorio della pubertà, a quello che la filosofa spagnola Maria Zambrano definiva “territorio della poesia”, vale a dire che il luogo della poesia è la pubertà, che si contrappone al luogo della filosofia, che ha una funzione quasi di “possesso” delle cose"
Majakovskij!
<i>Ehi, voi! <br><br>Cielo, <br><br>Toglietevi il cappello! <br><br>Me ne vado! </i> <br>
“Mòviti ferma”
“Mòviti ferma” è il non cambiare mai facendo finta di cambiare restando sempre legati a dei piccoli vizi o a delle certezze rassicuranti che ci portiamo dietro da sempre. Partendo da questo assunto fondamentale, è un lavoro biografico di una artista “singola” che diventa, appunto, il racconto di una generazione.
Simona Boo – Flo – Alfina Scorza
Tre lavori infuocati, pieni di coraggio, libertà e resistenza. Di lavori del genere, che gridano forte, animati dall'esigenza di farsi sentire, c'è sempre bisogno.
L’ultima casa accogliente
Un album corposo, sanguigno. C’è una rabbia che trova un po’ meno spazio, per lasciare il posto ad una riflessività più accentuata. C’è il conflitto interiore: la tematica esistenziale trova, come sempre, ampio spazio, raccontata dalla narrazione verbosa e lucida di un Appino che conferma l’unicità della sua scrittura
Intervista
"Credo che l’amore sia una di quelle potenze motrici del mondo, che debba essere lasciata assolutamente libera da qualsiasi tipo di condizionamento, che sia esso religioso, scientifico o genetico".
Tilt
Dieci tracce che sono limpidi fotogrammi di un mondo che non si sa leggere, autoassolutorio nel creare tanti altri tilt invece che pensare a dei dopo tilt. <br><br>
Ristrutturazioni
Un concentrato di classe su pentagramma: tessiture armoniche di altissimo livello ed una ricerca sulla parola veramente profonda ed invidiabile.
Homo distopiens
“Homo distopiens” è uno di quei dischi che sono quasi palle di vetro, per la lungimiranza con cui riescono a vedere il presente, facendolo quasi diventare futuro, o quantomeno presente continuato