Indie 12 Giugno 2003

Buy / Off White (reissue 2003)

A lungo attesa ristampa su un unico CD di due album che ricostruiscono al meglio la follia creativa di James Chance, punta di diamante della “no wave” di New York dei tardi anni ’70, prima con i Contortions, e poi come solista, con i Blacks

Preziosa ristampa su cd di due album che ricostruiscono al meglio la follia creativa di James White, prima con i Contortions (allora si faceva chiamare James Chance) e poi come solista, con i Blacks.
Era il 1979, ed il punk rock targato U.S.A. stava assumendo forme espressive ben più sofisticate rispetto a quelle che si erano inizialmente affermate in Inghilterra. Locali come il Max’s Kansas City o il CBGB’s di New York ospitavano regolarmente le esibizioni di gruppi come i Teenage Jesus and the Jerks di Lydia Lunch, i DNA di Arto Lindsay , i Mars di China Burg e per l’appunto
i Contortions di James Chance, brillante sassofonista, ispirato dal suono dei Velvet Underground e degli Stooges, nonché “vocalist” della band. Al suono di queste band che andavano oltre il punk, sbeffeggiavano la new wave e strizzavano l’occhio al “free jazz” e all’avanguardia, venne attribuita la definizione di “no wave”, anche per l’accezione estremamente critica e negativa che avevano dei legacci del vivere sociale e per la pessimistica percezione del cosmo. Tutti questi gruppi vennero raccolti su un disco ormai storico, quel “ No New York “ prodotto da Brian Eno, che offrì una panoramica esauriente del fenomeno, ma a chiunque avesse voglia di addentrarsi nei particolari, consigliamo l’ascolto delle schegge impazzite di “Buy”, materiale essenzialmente strumentale, caratterizzato da assoli di sax , vocalità straniate e decisamente atonali. Indicative su questo composizioni come “Designed To Kill”, “I Don’t Want To Be Happy” e “Contort Yourself ”.
Da segnalare anche un brano come “Stained Sheets”, carico di tensione, inquieto, neanche a farlo apposta scritto insieme da James White e Lydia Lunch che “dialogano” a modo loro, in un misto decadente di lamentazioni erotiche altamente morbose. Su “Off White”, registrato più o meno nello stesso periodo, ma con un’altra formazione, che vede fra gli altri Bob Quine (Richard Hell & The Voidoids e poi anche con Lou Reed) alla chitarra elettrica, i richiami primordiali del punk rock vengono quasi messi da parte e cedono il passo alle dimamiche del jazz di avanguardia. La musica sembra fluire lungo territori apparentemente senza fine e composizioni come “Almost Black”, “Off Black”, “Bleached Black” o “White Savages”, tutte condite dal suono del sax di James White, che è talmente insistente, e ficcante, da risultare volutamente irritante. Per stomaci forti ma, nel suo genere, un capolavoro assoluto.