Emergenti 15 Novembre 2013

Cambi di Stagione

Un album di genere popolare con delle melodie cantautoriali e un'aura a tratti medievaleggiante che potrebbe essere una novità e dare una ventata di freschezza in un momento di forte revival come quello che stiamo vivendo.

Etichetta
Music Force/Self

E’ un disco che scorre via in modo incolore e con delle punte di noia, questo “Cambi di Stagione” – secondo album in studio della band abbruzzese Abetito Galeotta. Intendiamoci, non è prodotto, suonato o registrato male anzi ci sono lodevoli spunti come l’uso sistematico del flauto traverso e anche l’artwork si lascia apprezzare nella sua preziosità grafica; la commistione di vari generi di musica popolare e ballo innestati su una base cantautoriale derivata dagli anni 60 e 70 non salva però un prodotto che francamente appare vecchio e senza un appeal che possa definirsi tale.
Mazurka, saltarello, walter, cantautorato con velleità pop: la formula non sembra funzionare e la noia è dietro l’angolo quasi da subito. Eppure ci sono echi di Capossela, De Andrè, Modena City Ramblers, gente che è riuscita in qualche modo a sdoganare elementi di musica popolare; qui però siamo nell’autocompiacimento nudo e crudo all’interno di un cerchio da cui non se ne esce.
Certo si potrebbe dire che sia proprio questa il loro marchio di fabbrica e il loro punto di forza, ma la domanda che rischia di arrivare immediatamente è: a chi è rivolto questo disco? C’è davvero un pubblico lì fuori che abbia bisogno di “Cambi di Stagione”?
Quello che resta è un album di genere popolare con delle melodie cantautoriali e un’aura a tratti medievaleggiante. Potrebbe essere una novità e possedere una ventata di freschezza in un momento di forte revival come quello che stiamo vivendo: ma il condizionale appena usato dice praticamente tutto. Unico brano degno di nota ma fortemente derivativo è la penultima traccia Verrà la Tempesta e Sarà Subito Giorno, dove gli echi di De André sono molto forti.