Live Report 8 Luglio 2025

Cardiff, la città che ha cantato ancora prima dei Gallagher

Se ne è valsa la pena? Decisamente. E Liam lo sapeva fin dal principio: aveva le spalle ben coperte quando alla serata inaugurale del reunion tour ha scherzato ironicamente sul costo dei biglietti. Ben coperte da cosa? Dalla fede dei 74.000 fan in delirio che hanno riempito il Principality Stadium di Cardiff.

Ma in questa recensione della prima data gallese dei fratelli Gallagher non si parlerà di scaletta, esibizione e abbracci fraterni post concerto: per quello c’è pieno il web ormai da un paio di giorni. È la città e la gente che si trovava a Cardiff ad essere sotto i riflettori: perché la sensazione è quella di aver trattenuto il fiato come una folla al limite del bis.

E nei due giorni in cui gli Oasis sono tornati insieme sul palco per il loro reunion tour, la capitale gallese si è svegliata con la voce roca. Come Liam. Come un coro già pronto, sparso tra le strade, nei pub, sui marciapiedi davanti ai B&B, nei corridoi dei treni stracolmi di chi era diretto qui solo per una cosa: esserci.

Il giorno prima del primo concerto, Cardiff era un vinile messo a girare in loop. Ogni pub sembrava avere la stessa playlist – Live Forever, Don’t Look Back in Anger, Supersonic – eppure nessuno si lamentava. Nessuno chiedeva di cambiare canzone. Le persone non parlavano, cantavano.

Anche chi non aveva mai visto gli Oasis dal vivo. Anche chi non era ancora nato quando Definitely Maybe uscì. C’era una generazione che tornava, e un’altra che stava imparando a memoria il suo lessico. Scarpe da ginnastica bianche, giacche militari, occhiali scuri anche sotto le nuvole. Cardiff (con chiunque si trovasse lì per quella liturgia britpop, a prescindere dalla provenienza nel mondo) si stava travestendo da Manchester, ma con un’anima tutta sua.

Un vocabolario comune fatto di strofe e ritornelli: questo è stato il linguaggio universale che per due giorni ha unito tutti, nei pub, sui mezzi pubblici, nei negozi, ovunque. Anche alla tv on demand: la BBC ha messo a disposizione un’intera sezione dedicata agli Oasis con documentari per entrare nel mood giusto.

Perché a volte avere delle grandi canzoni non basta. Ci vuole una storia, vera, reale, che ti prende alla pancia. E poi ci vuole il carisma. Noel e Liam hanno tutto questo e la loro storia è il ritornello più forte che abbiano mai dato al pubblico. A Cardiff si è consumato un rito collettivo che riaperto e chiuso allo stesso tempo un capitolo lungo quasi due decenni.

Perché alla fine, diciamocelo, molti di non sono mai scesi da quell’elicottero del 1997

  • Tomorrow Never Knows
  • (The Beatles song)
  • Fuckin’ in the Bushes
  • Hello
  • (first time since 2002)
  • Acquiesce
  • (first time since 2006)
  • Morning Glory
  • Some Might Say
  • (first time since 2002)
  • Bring It On Down
  • (first time since 2006)
  • Cigarettes & Alcohol
  • Fade Away
  • (first time with Liam on vocals since 2002)
  • Supersonic
  • Roll With It
  • Talk Tonight
  • (first time since 2005)
  • Half the World Away
  • Little by Little
  • (first time since 2005)
  • D’You Know What I Mean?
  • (first time since 2002; shortened)
  • Stand by Me
  • (first time since 2001)
  • Cast No Shadow
  • (first time since 2002)
  • Slide Away
  • Whatever
  • (first time w/ Liam on vocals since ’96; crowd sings The Beatles’ “Octopus’s Garden” snippet as outro)
  • Live Forever
  • (dedicated to footballer Diogo Jota, who died the day before)
  • Rock ‘n’ Roll Star
  • Encore:
  • The Masterplan
  • (preceded by band introductions)
  • Don’t Look Back in Anger
  • (first time played with a full band since 2007)
  • Wonderwall
  • Champagne Supernova
  • Those Were the Days
  • (Eugene Raskin song) (Mary Hopkin version)