Consider the Birds
La potenza dolente dei dieci lenti di “Consider the birds” hanno il suono di un funerale di cow-boy, di una pioggia battente che spegne un falò in mezzo al deserto come la voce dolorosa e sofferta nella tradizione loser.
- Artista
- Wovenhand
- Etichetta
- Glitterhouse Records
David Eugene Edwards è un hobo sulle strade d’America, che vive di riflessi e suggestioni e le butta in musica di straziante lirismo. Underground per definizione, perdente per attitudine, poetico per il rotto della cuffia; si tratta di un’artista dalla sensibilità sbalorditiva che, dopo aver dato i natali ad uno dei gruppi più influenti e bellissimi degli anni ’90 statunitensi – i Sixteen Horsepower – si lancia nell’avventura Wovenhand.
Questo “Consider the birds” è il terzo disco con questa sigla ed è un lavoro di una forza evocativa disarmante, che trova il suo compimento in un alternarsi di atmosfere acustiche a suggestioni elettriche un po’ alla Red House Painters e Thin White Rope, che richiamano al tempo stesso il versante più psichedelico e quello più “maledetto” della musica americana propriamente detta.
La potenza dolente dei dieci lenti di “Consider the birds” hanno il suono di un funerale di cow-boy, di una pioggia battente che spegne un falò in mezzo al deserto come la voce dolorosa e sofferta nella tradizione loser che, da Tom Waits a Steve Wynn – per non dimenticare Stan Ridgway o il Dylan di “Oh mercy” – non facciamo fatica ad amare.
Forse è un giudizio un po’ parziale, ma davanti ad una musica del genere e queste struggenti atmosfere non si può far altro che cadere senza remore per innamorarsene.


