Crack The Skye
Da sempre etichettati come band metal, i Mastodon hanno valorizzato la loro proposta con sonorità vicine al progressive '70 che in quest'album emergono ancor di più
Un ritorno annunciato da molto tempo, soprattutto dopo due album che sono l’emblema dei Mastodon: Leviathan e Blood Mountain. I segnali di fumo di Crack The Skye erano visibili da lontano in quanto la genesi e formazione di quest’ultimo lavoro portano la band di Atlanta, Georgia in qualche modo a rigenerarsi.
Da sempre etichettati come band metal, i Mastodon hanno valorizzato la loro proposta con sonorità vicine al progressive ’70 che in quest’album emergono ancor di più. È lo stesso b>Troy Sanders, basso e voce, a spiegare la loro ricerca musicale: “Parlando di suono, “Crack The Skye” ha un feeling molto rock, Bill e Brant hanno suonato con chitarre e amplificatori degli anni ’70, abbiamo cercato di creare un suono grasso e pieno”.
Le prime tre canzoni in apertura dell’album sono la colonna di tutto il nuovo progetto dei Mastodon. Oblivion, Divinations e Quintessence racchiudono tutta la foga della band ma soprattutto fanno notare il cambio sonoro che vige per tutto l’album. The Czar è invece l’emblema totale di questa riuscita: una suite di oltre dieci minuti suddivisa in quattro capitoli per omaggiare il progressive rock ’70. Sempre Troy specifica: “È una sorta di omaggio alle band prog che erano solite fare queste lunghe suite divise in movimenti, mutevoli e complesse”.
In chiusura i Mastodon con Crack The Skye e l’interminabile e troppo articolata e ricercata The Last Baron riacquistano la vena sludge/metal per concludere un lavoro comunque ben riuscito.
Sicuramente una pausa di due anni che ha fatto focalizzare ai Mastodon la strada da intraprendere: più diretta e semplice.
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